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sabato 13 novembre 2010

Piccoli stereotipi crescono


Visto che era troppo facile pescare nella pubblicità? Ve l'avevo detto.
Questo annuncio compare su un quotidiano locale. Anche in questo caso, possiamo pure tralasciare la mancanza di creatività degli autori, per concentrarci solo sul messaggio. Un messaggio che ci riporta a un concetto antico, quello di Eros e Thanatos. Amore e morte. L'amore della coppia, e la morte della donna. Un presagio del quale quella bambina sembra ancora ignara, mentre solleva, felice, le borse della spesa. Si è appena sposata, la poveretta, ed è già calata nel suo ruolo istituzionale. Non si è nemmeno tolta l'abito nuziale che il suo compagno è già al telefono che pianifica la sua prossima trasferta di lavoro. Ah ma non mi fregano! I miei due figli maschi non avranno mai un telefonino.

lunedì 13 settembre 2010

Supermercato 2

Per restare in tema di madri e di supermercati, noto un altro inquietante particolare sul binomio donna-fare la spesa.
Su un cavalcavia campeggia da anni un cartellone che pubblicizza il nome di un noto supermercato. I creativi pubblicitari, probabilmente guidati dall'esperta mano del direttore delle vendite del supermercato stesso, adattano periodicamente il contenuto del messaggio, che vediamo di volta in volta addobbato per le feste natalizie, dorato per il centenario dalla nascita, denudato per l'estate, ecc. Questa volta hanno osato di più: da un po' di giorni è comparsa la faccia di un bambino che ride, e ridendo dice: "Mamma! Non correre, che tra 100 metri c'è il supermercato XXX!"
Ora, tralasciamo il fatto che un bambino di 5 anni difficilmente mostra entusiasmo all'idea che a 100 metri ci sia un supermercato (anzi, il più delle volte i bambini vedono con terrore l'idea di finire incastrati in un carrello per tutta la durata della spesa dei genitori). La cosa che mi lascia perplessa è sempre la stessa: perché "Mamma non correre"? Perché non "Papà"? O "Nonno", o "Nonna"?
Se con grande apertura mentale siamo arrivati ad accettare il fatto che anche le donne possano giudare una macchina e perfino andare veloci, perché poi dobbiamo rovinare tutto facendole fermare al supermercato su richiesta dei figli?
Come nel caso della precedenza alle casse, anche qui si dà per scontato che la spesa, soprattutto quella con i figli, la facciano solo le donne.

Supermercato 1

Recentemente, i supermercati più evoluti dal punto di vista etico e sociale (che poi si scopre sempre che i dipendenti fanno turni di 12 ore con tre minuti per il WC e 1 per il pranzo) hanno affisso una segnaletica particolare in prossimità delle casse. Traduco letteralmente i simboli: dare la precedenza a donne incinte; dare la precedenza a donne con bambini piccoli; dare la precedenza a portatori di handycap.
Allora, posto che a questo punto ci stava bene anche una precedenza agli anziani, mi chiedo se un uomo con bambino o bambini al seguito può godere degli stessi diritti.
Già mi figuro la scena: sabato mattina, fila interminabile a tutte le dieci casse dell'ipermercato, cassiere che hanno l'obiettivo di venedere entro tre ore 100 sacchetti etici in cotone cuciti a mano dai carcerati, per cui non vanno in bagno da quando si sono svegliate, carrelli stracolmi di viveri come alla vigilia di un conflitto nucleare. E un uomo, con due bambini piccoli. Uno sul carrello, che urla disperato la sua protesta contro la mercificazione della sua vita, l'altro, ormai in stato d'incoscienza, che ciondola appeso al braccio del padre. Nel raggio di 5 metri, tutti si girano a vedere chi è il bambino che grida come un indemoniato. Ovviamente tutti sfoggiano il miglior sguardo di disappunto possibile, frutto di anni di allenamento nel farsi i cazzi degli altri.
Mi viene in mente The beach, con Di Caprio, quando il ragazzo attaccato dallo squalo viene isolato in una tenda lontano dall'accampamento perché le sue urla avrebbero turbato la pacifica vita quotidiana dei suoi amici. Questi i pensieri dei vicini di cassa: "Il padre dovrebbe far qualcosa" "Eh, non si portano bambini così piccoli a fare la spesa" "Ma perché non lo prende in braccio?" "Ma dov'è la madre?"
Ad un certo punto il padre decide di fare qualcosa. Interpreta il linguaggio iconico dei segnali di precedenza alle casse ed estende alla categoria maschile la precedenza, in quanto bambino-munito. Insomma, è logico che il cartello significhi "genitore" con bambini. Quindi chiede di passare avanti. Ma nella lotta per la sopravvivenza al supermercato, non c'è spazio per l'interpretazione. "Scusi, lei non è mica una donna...porti pazienza...gli dia un dolcetto"

Ecco. Ora vorrei parlare con chi ha concepito il cartello. Si sa che nel meccanismo delle generalizzazioni, il maschile viene traslato sul femminile. Per esempio, se dico che l'uomo è l'evoluzione della scimmia, intendo "uomo" come insieme di uomini e donne. Se invece dico che la donna è l'evoluzione della scimmia, mi viene subito spontaneo chiedermi da dove venga l'uomo, segno che la generalizzazione da donna a uomo non funziona. Quindi, se si vuole significare che alle casse bisogna dare la precedenza al genitore con bambini, si deve necessariamente usare il simbolo maschile. Il punto è che chi ha concepito il cartello ha dato per scontato che fossero solo le madri a fare la spesa con i figli. Del resto, che altro dovrebbero fare nella loro vita?
Quindi, cari uomini, se vi trovate a fare la spesa con qualche bambino al seguito, rassegnatevi a una lunga attesa.