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martedì 7 gennaio 2014

P&G pensa alle madri separate

Ho già parlato qui del rapporto che P&G vorrebbe avere con tutte le mamme del mondo. Ho già protestato contro l'immagine della mamma che DA SOLA si sobbarca tutti i lavori domestici, DA SOLA cresce i figli e sempre DA SOLA li fa pure diventare campioni olimpici. Ho protestato anche a nome di tutti quei padri che dicono: "Hey! Ma non è così!!! Anche io porto mio figlio ad allenamento, gli preparo la cena e carico la lavatrice!" Ma niente, a P&G l'opzione che esistano anche i padri e che questi padri possano essere attivi nelle famiglie proprio non piace. Meglio insistere sullo stereotipo della donna/mamma che fa tutto da sola. Perché si sa, le donne sono multitasking e i fustini di detersivo si vendono meglio a loro.

Adesso esce il sequel di quello spot che in molte, troppe, ha suscitato lacrime di commozione.



E mi è venuta l'illuminazione. Non avevo capito niente. Pensavo che P&G fosse la classica multinazionale che si nutre del marketing più conservatore e generalista. Pensavo che la sua comunicazione fosse un ostacolo culturale al lento e difficile processo verso la parità di genere, verso il superamento degli stereotipi. E invece mi sbagliavo: P&G in realtà promuove un reale cambiamento della società verso nuovi modelli di famiglia.
Sì, perché finalmente si parla a una categoria di donne che non sono mai considerate nella comunicazione italiana e forse nemmeno in quella estera: le donne separate.
E allora sì! Essere una donna separata non ti emargina dalla società! Guarda donna separata: sei forte anche se sei da sola! Insegni ai tuoi figli che si può anche cadere ma che l'importante è rialzarsi! Un bellissimo messaggio di coraggio. Pensate che rivoluzione: non è più la famiglia tradizionale al centro di una comunicazione di una delle multinazionali che investono di più al mondo in comunicazione, ma è un modello nuovo, indipendente.
Le donne, che in caso di separazione sono in genere quelle più svantaggiate, adesso hanno uno sponsor importante. Uno sponsor che le incoraggia e dice loro che possono sempre farcela, che possono sempre rialzarsi, esattamente come insegnano loro ai figli.

Vabbè dai, la smetto, che quasi quasi mi convinco da sola.

P.S.: aggiungo un chiarimento "postumo". Siccome mi stanno arrivando commenti entusiastici su questa cosa delle mamme separate, sono costretta a specificare che si tratta di una mia personale provocazione e che non c'è evidentemente alcuna intenzione da parte dell'azienda di fare un salto così audace. Purtroppo le cose restano come sono sempre state: l'azienda inscena le mamme nel loro ruolo più classico, che è quello di donne che si occupano dei figli e della cura della casa e comprano i prodotti P&G. I padri probabilmente sono tutti al lavoro.


venerdì 27 settembre 2013

La buona vecchia tradizione del rogo

Negli ultimi anni in Italia, ogni pubblicitario che si rispetti ha dovuto misurarsi con il più celebre dei binomi, quello che deve assolutamente accompagnare la filosofia di ogni prodotto, di ogni servizio, di ogni azienda, piccola, media, grande, nuova o vecchia che sia. Un binomio che può accomunare un produttore di gelati con un designer di bidet. Un binomio che sta bene su tutto, come una donna nuda per intenderci.
Il binomio "tradizione e innovazione".
Ora, sono sicura che nella vostra vita anche voi avrete i vostri bei grattacapi sul lavoro e non voglio di certo sminuirli adesso, ma veramente: non avete idea di che cosa significhi per un creativo che lavora in pubblicità dover tradurre in parole e immagini il concetto "tradizione e innovazione". Una volta ho lavorato per un'azienda che fa tappi di sughero e non vi dico tutte le idee che ci sono venute in mente per "sistemare" quei tappi in maniera tradizionale ma innovativa. Nessuna di queste era pubblicabile, ovviamente.
Per fortuna ultimamente le cose stanno migliorando: questo pauroso senso di bilico tra passato e futuro sta scomparendo. Gli imprenditori italiani e con loro molti responsabili marketing hanno capito che era molto pericoloso tenere la gente in sospeso tra ieri e domani. E così, il concetto di innovazione è stato soppresso e ci siamo tenuti quello di tradizione. Vuoi mettere la sicurezza? La stabilità? Solidità, certezza? I valori? Dove sono i valori di un tempo? Un tempo, quando si stava veramente bene.

Ed ecco che negli ultimi tre giorni abbiamo assistito alla santificazione della Tradizione. La Tradizione è salvezza, la Tradizione è vita. Ci siamo ridotti così perché per un attimo ci siamo dimenticati del nostro passato, abbiamo ceduto all'innovazione e guarda adesso come siamo combinati!
Tutti, intellettuali, giornalisti, menti illuminate, hanno per un attimo abbracciato la sicurezza della tradizione quando la Presidente della Camera ha sollevato il caso della pubblicità italiana. Che, diciamocelo, anche se è contro i miei interessi, fa veramente cagare. E che cosa ha detto Laura Boldrini di tanto scandaloso? Qual è stato il suo odioso attacco alla Tradizione?
Ha detto che quando una donna, negli spot televisivi, viene rappresentata sempre e solo come una mamma che serve la cena a tavola oppure come corpo da associare a qualsiasi prodotto, beh, c'è qualche domanda da farsi.
Ommioddio.
La Presidente della Camera ha raccontato una verità che sfido chiunque a contestare: la donna nella pubblicità italiana viene rappresentata principalmente in due modi: madre/casalinga oppure tigre del materasso. Questo è parte di un problema culturale enorme che tocca tantissimi aspetti della nostra società, dal fatto che le donne guadagnano meno degli uomini, che non riescono a fare carriera, che devono scegliere tra figli e lavoro, che devono firmare dimissioni in bianco, al fatto che vengono molestate, stuprate e uccise quando vogliono semplicemente farsi i beati cavoli loro. Il modo in cui si rappresentano le donne sui media e il modo in cui se ne parla è un problema serio.

Però è la Tradizione, baby. Insomma, si è sempre fatto così. Ma cosa vuole la Boldrini? Le mamme cucinano da sempre, perché "servire è amore" ha detto qualcuno su Twitter. Perché tutti abbiamo una nonna o una mamma che hanno preparato dei piatti prelibatissimi di cui andavano orgogliose. Qual è il problema? Non vorrete mica toglierci i pilastri della società italiana? Mamma mia che paura: la Boldrini lancia messaggi troppo innovativi per essere compresi. L'innovazione è morta, resta solo la Tradizione. E alla Tradizione non piace che si parli male degli spot con le mamme che servono a tavola. Alla Tradizione non piace che negli spot possano essere rappresentate donne che lavorano o che studiano. Cosa sono queste diavolerie?

E arriva pure l'industria italiana a dare manforte all'esercito dei portatori dei sani valori di un tempo, e lo fa parlando della TRADIZIONALE famiglia italiana, quella in cui le donne servono a tavola e sono tutti eterosessuali. Grazie a Guido Barilla, noi pubblicitari siamo finalmente e definitivamente salvi dall'orrido binomio "tradizione e innovazione". Grazie a lui e a tutti quelli che si battono per difendere tutto il nostro passato remoto - per lo più onirico, a dire la verità - possiamo dimenticarci della parola "innovazione". Oh, quant'è rassicurante sapere che si torna a casa e ci sarà la televisione accesa sul TG1 e la mamma che ci serve la pasta al sugo e tutti i problemi del mondo restano fuori: froci, negri, puttane, disoccupati, musulmani e zingari.

Sì, è vero, ogni azienda deve scegliersi bene il suo target. Barilla è liberissima di scegliere quello ariano. Non discuto su questo. Discuto però sullo sbandieramento di un nuovo, terrificante binomio, un binomio che è emerso fortissimo in questi ultimi giorni e che ci fa rimpiangere quello vecchio. È il binomio Tradizione e orgoglio. Perché la Tradizione, rimasta senza l'innovazione, adesso incarna il bene assoluto. Il nostro passato è il bene assoluto. Ma prima di gioire, guarderei bene di cosa è fatto questo passato e soprattutto a quale presente ci ha condotti.

Ora scusate, ma prima che io venga bruciata al rogo secondo tradizione, torno a lavorare, finché quei pochi innovatori rimasti me ne danno la possibilità.

lunedì 13 maggio 2013

Finalmente delle belle donne in pubblicità

Finalmente c'è l'occasione di pubblicare una bella campagna che abbia come soggetto una donna. Ecco, questo è uno di quei casi in cui mi sento orgogliosa di appartenere alla categoria dei professionisti della comunicazione e in particolare dei creativi.
Lode a Lara Rodriguez e Giorgio Fresi (Tbwa), che hanno dato voce e immagine a questa bella campagna per la petizione dell'ADCI - Art Directors Club Italiano, per fermare la pubblicità sessista.
A questo punto non vi resta che firmare qui.





venerdì 10 maggio 2013

Scoprire che i tuoi figli ti odiano

C'è stato un tempo in cui per la festa della mamma curavo i testi delle campagne pubblicitarie per l'AIRC - Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro. Bei tempi quando lavoravo in agenzia e i miei principali strumenti di lavoro erano la carta e la penna. E bei tempi quando la mamma era festeggiata facendo anche un'opera di beneficenza: uscivi la domenica, andavi in piazza, ti compravi un'azalea e facevi commuovere tua madre aiutando contemporaneamente l'AIRC.
Attenzione, questa cosa la si può ancora fare eh. Si può ancora comprare una piantina, finanziare la ricerca e fare un bel regalo alla mamma. Informatevi qui. Il problema è che io non lavoro più con carta e penna, ma soprattutto con la mania dei social network e della corsa alla viralità a tutti i costi, ci dobbiamo sorbire anche questo:


Cioè, io non è che mi voglia per forza accanire contro P&G. Ma me le servono tutte su un piatto d'argento! Per chi si fosse perso le puntate precedenti, P&G ha iniziato a occuparsi di madri in occasione delle olimpiadi, mandando in circolazione un video virale in cui si vedevano madri di tutto il mondo che si facevano il mazzo a lavare, stirare, cucinare, pulire la casa e far diventare i loro figli dei campioni olimpionici. La lacrima scattava facile alla fine del video quando queste madri orgogliose vedevano le loro creature cresciute vincere delle medaglie. Il messaggio intrinseco dell'azienda era: cara mamma, noi ti saremo sempre vicini con i nostri prodotti tutte le volte che dovrai pulire il cesso di casa e stirare le magliette dei tuoi figli. Ovviamente in tutto questo i padri non esistevano, e si dava per assodato il fatto che bambini olimpionici e case pulite fossero da statuto questioni di donne.

A confermare la linea di marketing arriva poi la campagna stampa che mostra un uomo che si sbrodola facendo colazione esattamente come quando aveva due anni. E indovinate chi è che pulirà col Dash la macchia? Bravi, una donna.

Ed eccoci qui, alla vigilia della festa della mamma. E la solita azienda non manca di ricordarci quale sia il ruolo delle madri di oggi: quello di tenere la casa pulita, fare il bucato, accudire i figli (attenzione: sempre da un punto di vista pratico e di igiene, perché probabilmente il gioco è roba da padri). Ma la cosa che fa orrore è che si usino strumentalmente dei bambini per dire una cosa sostanzialmente sbagliata, perché l'amore che questi bambini hanno per le loro mamme sicuramente non dipende da quanto ben fatti siano i lavori domestici! L'amore dei figli per le mamme è un amore che nasce da ben altri piani e il fatto che si voglia piazzare a tutti i costi un detersivo in mezzo a questo amore lo trovo terribile. Non solo, ma anche qui la donna viene ridotta al solito vecchio ruolo stereotipato della casalinga, e la cosa peggiore è che vi si fa coincidere anche quello della mamma.
Dice la bambina alla fine: "E come potrei smettere di amare la mamma?" Risposta di P&G: per esempio se lei non facesse più il bucato.
Questa è una gran brutta campagna per le donne e per le mamme. E per me è un gran brutto momento, perché scopro che i miei figli non mi vorranno mai bene.


giovedì 9 maggio 2013

Come essere felici a prescindere dai risultati




Un giorno, tra un'email e l'altra, trovo un invito curioso. Mi scrive Claudia, che si occupa di social media in Mondadori e in copia mette pure il responsabile social media in Mondadori. Roba seria, penso. Claudia mi dice che mercoledì 8 maggio avverrà una cosa pazzesca mai vista prima al mondo, e cioè il rilancio contemporaneo di tre, dico tre, periodici femminili di Mondadori. Mi dice che parlerà l'AD di Mondadori e poi le direttrici di Donna Moderna, Tu Style e Grazia e che verrà dato ampio spazio a una chiacchierata tra donne sul loro ruolo oggi, e che questa chiacchierata potrà poi proseguire durante il light lunch che verrà predisposto nello spazio eventi di Mondadori in Duomo.
Ora, a parte la mia indignazione per l'aggettivo "light" accostato a "lunch", la curiosità per cotanto evento mi ha spinta a rispondere immediatamente, tanto più che proprio quel giorno sarei stata già a Milano.
E così, carica dei miei consueti e sani pregiudizi, mi sono recata all'appuntamento, dove, come ha rilevato Valentina Maran "Sembra di stare dentro al 'Diavolo veste Prada' tutte col completo giusto". Tranne noi due, ovviamente, ma questo era scontato.
Vi dirò, essere seduta lì poteva anche essere un'esperienza professionalmente piacevole, se non fosse per il fatto che ero lì in quanto Benedetta Gargiulo di Donne in ritardo, e quindi in sostanza come la solita rompicoglioni, ruolo al quale non mi sono eticamente sentita di sottrarmi.
E allora eccolo il mio commento a questa operazione che nemmeno il terzo segreto di Fatima riesce ad eguagliare.
1) Presentano l'operazione nell'ordine: Ernesto Mauri, AD Mondadori, Carlo Mandelli, direttore generale periodici Italia, Angelo Sajeva, AD Mondadori pubblicità. Tre uomini in posizioni apicali che gestiscono il mondo dei più letti femminili italiani. Uomini. Tre. POI, arrivano le donne, le tre direttrici di Donna Moderna, Tu Style e Grazia. Quelle che stanno sul campo. Quelle che fanno splendere la casa così i mariti fanno bella figura con gli ospiti. Uh, che cattiva. Ma no, è solo per dire che c'è ancora un certo dislivello di genere tra una posizione e l'altra.
2) Non ho capito perché nella segmentazione di mercato, tra i periodici maschili è annoverato Panorama. Come dire: delle cose serie se ne occupano gli uomini. Che poi mi fa strano perché nella mia vita ho sicuramente letto più Panorama che Donna Moderna. Per dire.
3) Originalissima battuta sul trovarsi davanti a una platea da sogno e cioè a grande maggioranza di donne. E tutti giù a darsi di gomito. Non so, ma a me, se fossi davanti a una platea pubblica piena di uomini, non verrebbe proprio spontaneo dire "Wow! Ma che bello...è pieno di uomini!" Cioè, certo che magari un occhio ce lo butto, ma insomma, avrei la decenza di non farne un argomento di conversazione. Gli uomini invece lo fanno.

Ma siccome sono una persona intellettualmente onesta, devo darvi anche una buona notizia: le cose stanno veramente cambiando. Annalisa Monfreda, direttrice di Donna Moderna, viene presentata come una che "fa le cose che la rendono felice a prescindere dai risultati". Punta sull'ironia, ed è perfettamente consapevole della fatica che le donne fanno a "fare le cose che le rendono felici a prescindere dai risultati". Ha 34 anni, due figli e un approccio realistico alle tematiche femminili. Per quanto molto diversa da lei, anche Silvia Grilli, direttrice di Grazia, introduce la bella novità dell'informazione e dell'attualità accanto al corposo lato moda. Come se anche lei sentisse un po' strano che l'informazione venga data solo dai periodici "maschili" come Panorama. Nel numero di lancio di Grazia si parla anche di femminicidio, per esempio. Di famiglie allargate. Di politica.
Ho chiesto a entrambe se per questo rilancio avessero riflettuto esplicitamente sul modello culturale che volevano rappresentare. No, non ci hanno ragionato, ma è venuto evidentemente spontaneo impostare i contenuti dei loro giornali in linea con la realtà e non con gli stereotipi che tanto male hanno fatto alla nostra cultura. In effetti anche Marina Bigi di Tu Style ha impostato le offerte di moda comprendendo sempre anche la parte low cost, segno di una certa aderenza alla realtà.

Certo, poi fa un po' "unghie sulla lavagna" vedere l'inondazione di inserzioni di creme antiage, prodotti per la cura della casa, pillole dimagranti. Ma è anche bello poter notare finalmente questo contrasto.
E comunque alla fine il light lunch era light ma abbondante. Mica come il menù rosa di Trenitalia.


mercoledì 3 aprile 2013

Arretrati

Mi rendo conto di avere un po' di arretrati. Del resto, la consapevolezza è il primo passo verso la guarigione, per cui andiamo avanti.
Che cosa ci siamo persi in queste ultime settimane? Dunque, innanzitutto un governo, mi pare. Poi, pure in assenza di quello, abbiamo perso l'occasione di avere qualche saggia che ci spiegasse come arrivare a comporlo, quel governo. Avete presente quando vengono fuori i risultati delle indagini ISTAT? Quelle che dicono cose tipo "L'Italia è un paese sempre più vecchio" oppure "Le donne italiane fanno 1,39 figli a testa". Ecco, non serve spendere milioni di euro per pagare le indagini ISTAT: lo vediamo già da noi come stanno le cose. E le cose stanno che se il Presidente della Repubblica deve chiedere a qualcuno come si può uscire dalla merda, beh, lo chiede a una serie di vecchi uomini. Mentre, scusate la prosaicità, fino a prova contraria chi ha dimestichezza con la merda quotidiana sono proprio le giovani donne. Fatto sta che a vecchi e uomini viene dato il compito di portarci al cambiamento. Molto bene.
A questo proposito mi capita a fagiuolo il nuovo film di animazione DreamWorks, che i miei figli hanno molto apprezzato. Parla di una famiglia di cavernicoli, I Croods, che sopravvivono tra i mille pericoli della preistoria, finché incontrano un homo sapiens giovane e più evoluto di loro, che usa il cervello alla ricerca di soluzioni creative per i problemi quotidiani. Mentre il papà cavernicolo si rinchiuderebbe per sempre in una caverna, il giovane sapiens si avventura con curiosità nel mondo. Che storiella banale eh? Eppure...

Un altro arretrato è la storia della campagna Clendy:

Me l'avete segnalata in tanti, e in tanti ne hanno discusso sul web. Che fa Clendy? Fa, banalmente, stracci. Okay, si chiamano panni in microfibra.
Stracci.
E come si fa pubblicità Clendy? Mette un cadavere di una donna nuda su un letto e un baldo giovine con il panno in microfibra in mano e un titolo che dice: "Elimina tutte le tracce". Per sottolineare ancora di più l'allusione, nel caso non l'avessimo ancora capita, sulla parete si vede l'ombra di un braccio che impugna un coltello.
Ovviamente si sono subito levati mille cori di disgusto, per esempio dei famigliari delle vittime di femminicidio, tanto per dirne una. Dei centri antiviolenza. Delle associazioni per le pari opportunità. In generale di chiunque abbia un minimo di sensibilità umana.
L'azienda cade dalle nuvole e dice: "Perché? Che ho detto?" Qualcuno glielo spiega e il responsabile della comunicazione ribatte divertito che la campagna è assolutamente in linea con i principi della parità. E infatti c'è pure questa:

Ho letto molti dibattiti su questi due annunci e devo dire che resto sempre un po' perplessa quando si dice che una pubblicità ha successo se fa parlare di sé, bene o male che sia. Ho letto di gente che citava Oliviero Toscani, tipo. Sì, proprio quello che due anni fa ha fatto il calendario con le foto delle gnocche (in senso letterale). Allora, a questo proposito avrei due sole cose da dire:
1) la storia che una pubblicità funziona anche se fa parlare male di sé è roba che poteva andare bene negli anni Ottanta, forse. Anni in cui, appunto, Oliviero Toscani ci ha fracicato le palle con qualsiasi cosa facesse orrore. Oggi, far uscire una cosa del genere è dimostrare di essere dei dilettanti della comunicazione, oltre che del buon gusto.
2) Se vogliamo far passare il concetto di parità tra i due annunci, nel secondo, esigo di vedere un uomo nudo. Oppure, per cortesia, eliminiamo tutte le tracce di questa campagna.

venerdì 8 marzo 2013

Dai creatori della Multipla non poteva arrivare niente di buono

fiat-2-10

Oggi non faccio preamboli.
Vorrei sono mostrarvi come un'azienda ignorante fa comunicazione oggi, nel 2013, per la festa della donna.
Cari omuncoli FIAT, Fabbrica Italiana Automobili Torino, che già ci avete propinato per anni la Panda come unico elemento innovativo della vostra idea industriale, che ci avete rifilato la Multipla, che avete campato sugli aiuti statali per mantenere stabilimenti da cui uscivano cose invendibili e che quando lo Stato non ha avuto più soldi da darvi avete subito pensato di aprire in Polonia. Cari omuncoli FIAT, che pochi giorni fa vi ho sentiti dire che se l'Italia esce dall'Euro, voi non investirete più in questo paese come se finora ci aveste investito. Cari omuncoli FIAT che pensavate di essere dei simpaticoni cavalcando l'ennesimo stereotipo sulle donne per vendere qualche cesso su quattro ruote in più. Cari omuncoli FIAT, che non avete idea di cosa sia la festa della donna, del motivo per cui esiste e di cosa dovrebbe ricordare, e cioè la difficoltà che ogni donna oggi continua ad avere nella nostra società, e dei sacrifici immani che hanno fatto le donne nel passato, dando anche la vita proprio nei posti di lavoro su cui voi oggi amate contrattare con il nostro Stato. Cari creativi degli omuncoli FIAT, che per due Euro vi siete venduti alla superficialità becera del vostro cliente pensando che sui social network avreste fatto la campagna virale del secolo sulla presunta inettitudine delle donne al volante. Cari omuncoli FIAT e compagnia bella, che avete speculato con un'operazione commerciale a vostro esclusivo vantaggio su un tema attualmente molto caldo e molto delicato, se foste degli uomini veri, se foste un'azienda seria, se voi stessi foste seri, adesso prendereste le vostre macchine coi sensori e ne regalereste una per ogni centro anti violenza presente in Italia.

E infine vi vergognereste.

mercoledì 9 gennaio 2013

Sposata o sfigata 2

Buongiorno cari, avevo in mente un inizio anno scoppiettante, volevo scrivervi di cose incredibili, volevo lanciare un messaggio di speranza. Volevo fare come fa la Gabanelli quando ci racconta delle eccezioni che confermano la regola: volevo parlarvi delle eccellenze. Ero veramente entusiasta, propositiva, positiva.

Poi ho visto questa:



L'ho vista per strada, girato l'angolo con la macchina. Era lì, che aspettava proprio me. Bersani mi ha guardata. Mi ha guardata con quei suoi occhietti vispi e pieni di energia. Mi manda un messaggio nuovo, Bersani. Mi comunica entusiasmo. No, veramente. Quel grigetto così rivoluzionario. Quell'appello all'ideale di giustizia. Giustizia sociale, giustizia economica, giustizia legale. E come non riconoscersi in questo messaggio? Come faccio io, che scrivo su Donne in ritardo, a non essere in sintonia con lui? Giustizia anche per le donne. Parità, equità.
Ma c'è quel particolare stridente. Quella scelta paraculo che fa tanto elezioni americane anni Ottanta. Quella fede al dito della mano sinistra, schiaffato così in primo piano, come dire: "Ehi, dopo tutte queste sordide storie di puttane e puttanieri, di orge, di divorzi e starlettine, ci vuole un po' di giustizia anche in famiglia. Ci vuole un matrimonio stabile. Io ho un matrimonio stabile vedi? Io porto la fede. Io sono sposato, mica single. Perché io alla famiglia ci tengo, e per questo dovresti votarmi".

Bersani l'ha detto a me. Giravo l'angolo e lui mi ha parlato.

E io non ho potuto fare a meno di pensare che ancora oggi costituisce un plusvalore, un segno di maggiore rispettabilità l'essere sposati. E avere figli. E tutte le altre cose. I buoni valori di una volta. Il Mulino Bianco. Perché è questo il matrimonio: un valore a sé, non una bella cosa che capita a due persone che si amano. Bersani non mi dice: guarda che culo ho avuto a incontrare una donna fantastica che mi ama e che io amo. Perché dovrebbe dirmelo in campagna elettorale? No. Lui mi dice: guarda che affidabile che sono perché sono sposato. E quindi, io penso, se non lo fossi saresti meno affidabile?

E perciò mi è passata la voglia di parlare di un luminoso futuro. Perché ho pensato che sarà difficile uscire dal medioevo sociale in cui siamo precipitati, facendo appello al binomio serietà-matrimonio. Non che io sia contraria al matrimonio eh, ma non credo che questo abbia molto a che fare con le capacità di un politico.
E mi torna in mente quel post che scrissi tanto tempo fa, sul matrimonio delle donne: sposata o sfigata. La ragione di vita di una donna deve passare attraverso il matrimonio. Te lo suggeriscono da ogni angolo: sui giornali, negli oroscopi, nei film, nelle pubblicità. E poi arriva Bersani e sembra dire: "Eh già, anche io sono sposato".
Parità o medioevo sociale?

lunedì 10 dicembre 2012

Quelle cose sconvenienti (for women and for men)

Ci sono cose nella nostra vita di umani che sono veramente sconvenienti.
Ognuno di noi, da piccolo, viene educato da subito su tutto quello che non bisogna fare, così da ottenere, per esclusione, un elenco più o meno breve di cose che si possono invece fare. Come in ogni training che si rispetti, l'educazione si compone di nozioni base e nozioni avanzate. Fanno parte di quelle base, tutte quelle istruzioni che riguardano la governance del nostro corpo. Cioè, prima ti insegnano come gestirlo, limitarlo, contenerlo e poi, nella sezione avanzata, come tenerlo pulito e come muoverlo. E ora dalla teoria passo agli esempi pratici:

CORSO BASIC
- non si mettono le dita nel naso
- non si rutta
- non si scoreggia
- non ci si fa la pipì addosso, e nemmeno da altre parti che non siano la tazza del wc (DENTRO la tazza, sui bordi non vale)
- non ci si fa la cacca addosso e tutte le indicazioni del caso della pipì 
- quando si starnutisce si mette la mano davanti alla bocca
- quando si tossisce si mette la mano davanti alla bocca
- quando ci si ravana con lo stuzzicadenti, si mette la mano davanti alla bocca
- non si parla con la bocca piena
- e tutte le altre cose che ci insegnano che un cattivo spettacolo della nostra bocca è veramente disdicevole (focus su: non si grida e non si ride sguaiatamente)

CORSO ADVANCED
- ci si lava le mani dopo aver usato il bagno
- ci si lava le mani prima di mangiare
- ci si lava
- ci si cambiano gli indumenti intimi con periodicità quotidiana
- si sta seduti composti
- in linea generale, si evitano tutti quei comportamenti che ci verrebbero istintivi e naturali, se vivessimo in una giungla 

Poi c'è anche una specializzazione MASTER, ma è sempre meno usata:
- non si mettono le mani in tasca
- non si mettono i gomiti sul tavolo
- non si mettono in imbarazzo le persone
- non si dicono le parolacce
- non si bestemmia
- non si alzano le mani
- nemmeno se provocati

E dove sarà l'attinenza di tutto questo al tema sociale di questo blog?
Beh, è esperienza comune nella nostra società che esistono delle deroghe non scritte a queste regole. E queste deroghe sono tutte a favore degli uomini, mai delle donne.
Una donna che si scaccola, che rutta e che scoreggia sarà sicuramente emarginata dalla nostra società. E un uomo? Quel briccone che alla fine della cena si beve un sorso di birra e recita le vocali ruttando, che ripercussioni avrà? La donna che si siede su una sedia a gambe divaricate non si può guardare, ci insegna la società. E un uomo?
I bagni delle donne sono sempre pulitissimi: possibile che non succeda mai che una la faccia fuori dalla tazza? E i bagni degli uomini?
Alla fine, le femminucce crescono pesantemente sanzionate a ogni sgarro della regola, coi maschietti si chiude sempre un occhio, perché in fondo continuano a essere dei piccoli grandi animaletti selvaggi, i nostri ometti cacciatori. Che buffi. Che teneri.

E arrivo a un'amara constatazione: su questo blog, una delle chiavi ricerca più frequente è "Incontinenza urinaria". Mi sono documentata su questo, sul serio. Tutti siamo incontinenti, chi prima e chi dopo. Chi uomo e chi donna. Ma non si sa perché, quando si tratta di pensare ai ripari, ci si affanna per trovarli solo alle donne. Insomma, prendiamo il caso di Lines Perla per esempio. Cioè, voglio dire, ben venga una linea di prodotti che mi permette di comportarmi come una ragazzina di 15 anni sprigionando un delicato profumo di mughetto anche se me la faccio addosso. Sul serio. Son progressi della ricerca & sviluppo.



E così me lo raccontano anche nello spot video: posso entrare in un ascensore senza temere di attirare su di me l'attenzione della gente perché puzzo di urina. È interessante notare però che alla fine, in quell'ascensore, entra un uomo, per il quale nessuno si preoccupa. Non si sa se è perché tanto gli uomini si sa che puzzano e non curano la loro igiene, o se perché gli uomini non sono incontinenti. Ho il sospetto che sia la prima ipotesi.
E quindi mi viene da concludere dicendo che noi donne, per una volta, siamo fortunate a ricevere tutte queste attenzioni commerciali. Abbiamo a disposizione dei prodotti che ci risolvono una bella scocciatura. Ho il pavimento pelvico un po' moscio? Mi compro un Lines Perla.
Però, d'altra parte, un po' mi rode. Perché mi si conferma che, come tutte le cose sconvenienti, l'incontinenza urinaria è sconveniente soprattutto (solo) per le donne. L'uomo piscione va bene così. E chissà invece quanto se la passa male, e con lui tutti quelli che entrano nel suo stesso ascensore. Dai, fatela questa linea Lines Perla for Men.

martedì 3 luglio 2012

Questa è la crisi, baby

La crisi ha inciso alla fine anche su questo blog, perché ho dovuto disertare le questioni di genere, per occuparmi di altre cose, tra cui, la mia sussistenza. Lo saprete benissimo anche voi: non stiamo vivendo un bel periodo, ma la cosa più grave non è tanto la scarsità di denaro in circolazione, quanto invece la scarsità di cultura, di senso civico, di adesione alla realtà. Siamo al ribasso su tutto, non c'è etica perché costa troppo, non ci sono valori perché fanno perdere tempo, non c'è rispetto per le persone perché non ha un ritorno. Si parla tanto di crisi economica, ma il lato finanziario è solo la minima parte di un sistema abbruttito già di per sé. La cosa che mi ha tenuta più impegnata, ultimamente, è la gestione dei rapporti di lavoro. In Italia le cose vanno male perché è il lavoro, prima ancora della cassa, che va male. Il ricatto è la forma più diffusa di contratto. "Se mi fai pagare adesso, non lavori più con me". "Se non lavori anche il sabato e la domenica, non ti rinnovo il contratto". "Se non accetti queste condizioni, fuori c'è la fila". E in effetti fuori la fila c'è veramente: masse di disperati che pur di avere un minimo di entrata cedono al ricatto, rovinando così il mercato in cui essi stessi poi si troveranno. Una volta, di fronte alle stesse criticità, le persone si riunivano e combattevano insieme per il RIALZO e non per il ribasso. Ma adesso manca la voglia, in certi casi, e l'energia in altri, per combattere veramente, per fare squadra.
Con questa premessa riprendo le fila del discorso lasciato più di un mese fa e vi dimostro come in effetti non sia sempre e solo il denaro il problema:



Ecco. Questo spot fa parte della campagna promossa dall'Unione Europea per attrarre più donne nei settori della ricerca scientifica. Insomma, in poche parole il brief diceva grossomodo così: chi l'ha detto che gli scienziati devono essere per forza maschi? Orsù, donne, la scienza è anche una cosa per voi!
Peccato che poi il messaggio che ne deriva è questo: "Care donne, lo sappiamo che siete un po' stupidine e che pensate solo allo shopping e ad abbinare le borsette alle scarpe. In ogni caso, siccome siamo per le pari opportunità, vi dobbiamo informare che, volendo, potreste diventare anche voi delle scienziate. Come vedete da questo spot, gli scienziati maschi, che stanno lavorando seriamente nei laboratori di tutta Europa, vi aspettano con trepidazione. Soprattutto se sarete carine con loro".
Questo spot è stata talmente una cagata pazzesca, che l'hanno oscurato quasi subito dal sito ufficiale dell'iniziativa. Il problema è che poi è rimasto comunque il sito: http://science-girl-thing.eu/ dove potete ammirare un trionfo di cuoricini, di iconcine colorate, di ragazze che si fanno la foto con l'iPhone. Insomma, da ogni parte un unico grido di dolore: SIETE DEFICIENTI.
Allora, riprendendo il discorso di prima, questa è la percezione della realtà che molti hanno (e purtroppo quelli con potere decisionale). Mentre la realtà è invece questa:


Adesso mi direte che è ovvio e che esagero, ma voi rappresentate purtroppo una minoranza di persone che si fanno domande, che si interrogano su alcune cose e che magari a volte vogliono anche farsi qualche risata. Probabilmente il video della Montalcini sarà invece commentato dai più, come "una palla", "una vecchia rincoglionita che parla a quattro sfigate", "quella che chiede se potrà tornare in Italia è la solita che vuole la pappa pronta e che non vuole sacrificarsi", "e comunque la cinesina non è male".
Ecco, QUESTA è la crisi, secondo me.

lunedì 14 maggio 2012

Ve l'avevo detto

Non per essere pesante, ma vorrei dire una di quelle frasi che non si dovrebbero mai dire, una di quelle frasi che fanno tanto antipatia, fanno tanto Quattrocchi: "Ve l'avevo detto, io". Nel post sul video di P&G "a supporto delle mamme", si è discusso se questo fosse semplicemente un bel video, che valorizzava e gratificava il duro lavoro delle mamme, o se fosse piuttosto la solita operazione paraculo di marketing per cavalcare l'onda delle olimpiadi e nel frattempo vendere qualche fustino in più di detersivo a quelle stesse mamme che venivano santificate. Io propendevo per la seconda.
Ho trovato quel video svilente per tutte quelle madri che sì, si fanno un mazzo tanto per tirar su i figli, ma che vorrebbero anche seguire le proprie inclinazioni personali, oltre alla capacità (che hanno tutti) di fare il bucato. Ho trovato quel video svilente per tutti quei padri che magari vorrebbero accompagnare loro i figli agli allenamenti e preparare loro la colazione, ma una buona fetta di società (uomini, donne, aziende) li ritiene incapaci. E lo spot P&G certifica questo status quo e ce lo vende prendendoci con i buoni sentimenti.
Beh, insomma, sabato ero dal parrucchiere, e mentre sfogliavo una di quelle riviste che mi consentono un totale relax cerebrale, mi imbatto in questo: 
E indovinate cos'è? La traduzione pratica dello spot P&G per le mamme. Riporto i testi per i miopi. Titolo: Dash. Per le mamme di ieri, di oggi e di domani. Didascalia della prima foto: Andrea, luglio 1974. Didascalia della seconda foto: Andrea, luglio 2011. Claim: più Mamma (maiuscolo perché è importante) non si può. Marchio pubblicizzato: Dash, una marca P&G.
Ora, adesso potete dirmi quello che volete, anche insultarmi, ma non ci posso fare niente: io vedo un'immagine horror della nostra umanità. Un'immagine che offende sia gli uomini, sia le donne. Intanto vedo un idiota che appena si sbrodola come quando aveva 8 mesi, deve portare la camicia alla mamma. O forse non la porta proprio alla "mamma di ieri", ma a quella "di oggi", che poi sarebbe sua moglie. Insomma, il bucato proprio non è affar suo. Vedo una donna che è in realtà INVISIBILE in questo annuncio, probabilmente perché impegnata a pulire un pavimento. Perché del resto è questo che fanno le mamme no? Fanno le casalinghe. Ed è per questo che adesso lo spot P&G fa piangere anche me: perché sono madre di due figli, ma la mia funzione principale, per questa azienda, è fare il bucato. E in questo annuncio la verità salta fuori con tutta la sua forza ed evidenza. "Più mamma non si può": questo è il top aspirazionale per ogni madre. Il top della mammitudine per Procter & Gamble.
Ora ditemi: siete ancora convinti che lo spot a supporto delle mamme sia una bella iniziativa che valorizza il lavoro delle madri?
P.S.: Questo annuncio è stato pianificato su Wellness, inserto di Donna Moderna, del 15 febbraio 2012. 

martedì 8 maggio 2012

Ontologia di un padre

A parte che sto ascoltando musica per yoga e non aggiungo altro, volevo rendervi partecipi del fatto che "un altro mondo è possibile". A seguito delle recenti discussioni, su questo e altri blog, sulla vita delle madri, uniche depositarie del destino di atleti, non atleti, mariti, fornelli e pavimenti, vi lascio un debole segno di speranza anche per i padri, che, dopo tutto, potrebbero anche risentirsi per tutto questo ostentato monopolio femminile in campo educativo. Insomma, diamo un po' di riconoscimenti anche allo spermatozoo, no? Care donne mammocentriche e cari uomini fallocentrici, cerchiamo di venire a patti, su: le famiglie si costruiscono in due e ci sono aziende che sembrano essersene accorte. E guarda caso sono proprio le aziende che sono più vicine al mondo dei bambini, che qualcosa sapranno quindi.
Mi rendo conto che si tratta di un piccolo segnale, però c'è, e ci dimostra che includere i padri nel target della comunicazione si può, ed è sensato, e genera empatia.


Certo, si tratta pur sempre di un'immagine perdente del genitore maschio, ma per lo meno se ne certifica l'esistenza.
Piccoli passi. Piccoli passi.

giovedì 3 maggio 2012

Lo sport più duro del mondo

Si avvicinano le olimpiadi di Londra e iniziano a fiorire le iniziative di comunicazione delle aziende. C'è uno spot in particolare che mi ha colpito, perché non parla di sudore, muscoli, concentrazione e voglia di vincere, per metterci sopra il logo dell'azienda. O meglio, si trattano questi argomenti, ma non come ci si aspetterebbe. Ve lo faccio vedere:



L'incipit di questo post è lo stesso di un mio guest post sul blog di Stefania Boleso, che però analizza il caso dal punto di vista del marketing e della comunicazione. In questa sede invece lo svolgimento sarà diverso. Ora vi chiedo, che cosa vi suscita questo spot?
Commozione.
Bene, poi?
Amore per la mamma.
Ok, poi?
Voglia di andare ad allenarmi.
Io, in quanto madre, non ho potuto fare a meno di immedesimarmi nelle protagoniste di questo spot. Mi è piaciuta la tenerezza con cui queste madri svegliano i propri figli la mattina. Mi sono detta: "Anche io faccio così". Beh, almeno quando non sono in ritardo e grido mentre sto contemporaneamente scaldando il latte e spalmando il fondotinta: "VUOI SCENDERE DA QUEL LETTO SI' O NO?!?" Ma i parallelismi finiscono qui. Infatti io poi vado a lavorare e se c'è uno dei miei figli da accompagnare in piscina, magari ci va il loro legittimo padre. Oppure i nonni.
Oddio, dite che i miei figli non diventeranno mai degli atleti perché non sono io ad accompagnarli agli allenamenti? Ecco, vedete? Sempre il solito stupido senso di colpa.
Comunque, quello che volevo sottolineare è che nella vita degli atleti, come in quella di tutti i bambini del mondo, c'è una madre e c'è un padre. Insomma, ci sono due genitori. DUE. Uno più uno, capite? E magari il padre ha anche piacere a stare con il proprio figlio, a fargli da mangiare, a vestirlo, a portarlo in piscina e a fare il tifo per lui. Magari quel padre stende anche la biancheria, oppure va a fare la spesa. Tutto questo senza rinunciare al proprio lavoro. Proprio come fa la madre.
Ma, come al solito, la realtà sembra essere un'altra. In questo spot, i figli li fanno solo le mamme. Mi ha veramente colpito la chirurgica assenza dei padri. Come sotto il fascismo, quando oltre alle persone, sparivano anche le parole straniere e i cognomi venivano italianizzati. Così ti viene subito da pensare: "Che stronzi questi padri, che non accompagnano mai i figli agli allenamenti e non fanno il tifo per loro durante le gare". E pensi che magari questi ragazzi si concentrano così tanto nello sport per superare il trauma di un padre assente. Insomma, ti fai delle domande, ti chiedi cosa c'è che non va.
Ma l'unica cosa che non va è l'approccio dell'azienda che decide di fare comunicazione in modo molto vecchio. E qual è l'azienda? La Procter & Gamble, multinazionale dei detersivi, dei dentifrici e dei prodotti di bellezza. E a chi venderò mai il mio Dash durante le olimpiadi? Ma è ovvio! Alle mamme! Cioè alle donne. Cioè a quegli esseri umani creati per far compagnia agli uomini, fare il bucato e accudire i figli. Questa è la realtà. Questo è il mercato e questo è quindi il marketing.
E allora faccio uno spot per le olimpiadi, e dico W la mamma. E apro una pagina su facebook. E dico a tutti che io sostengo le mamme, perché io alle mamme ci tengo, perché fanno il bucato e comprano il Dash. Per la Procter & Gamble i padri non esistono e ci rimanda l'immagine della sua visione della società. E a noi piace: condividiamo questo spot su facebook piene di lacrime e di emozione e contribuiamo a diffondere un modello che non esiste o che non dovrebbe esistere. E come al solito ci diamo da sole la zappa sui piedi. Siamo così concentrate a celebrare il nostro eroismo quotidiano che non ci accorgiamo che così legittimiamo uno status quo in cui ogni cambiamento diventa molto difficile. Diffondiamo una visione in cui l'uomo non c'è e poi ci lamentiamo perché non c'è. E il tutto, compiacendo anche il marketing dei detersivi.
Non vi sembra eccessivo?

venerdì 27 aprile 2012

La regina della casa

Care amiche e cari amici, faccio capolino come l'anticiclone africano che porta il caldo nelle nostre stanche ossa e vi parlo dell'ultima (ennesima) storia di donne in cucina.
Premetto che ultimamente non guardo molta TV, anzi, direi che sono mesi che non la vedo. Ma non perché sono snob come la mia amica Robi, che con una certa supponenza ti dice: "La TV? Io non ce l'ho neanche" e poi ti chiama supplicandoti di portarle un film su chiavetta per guardarselo sul portatile. No, io la TV ce l'ho e la guarderei anche, se avessi il tempo e la freschezza di farlo. E soprattutto, se non fosse sempre sintonizzata su Disney Channel. Comunque ogni tanto intercetto delle cose. Tipo ieri a pranzo, quando sembrava ci fosse il TG2. Dico "sembrava" perché i servizi proposti parlavano nell'ordine: del caldo torrido che avremmo patito a breve; della ragazza che per sbaglio ha rovesciato dello yogurt sui pantaloni di Obama durante non so quale sua visita ufficiale; dei posti a sedere preferiti dai viaggiatori in aereo (vi giuro, diceva proprio così! Per vostra informazione il posto più gettonato è A6). Se qualcuno se lo chiedesse si trattava proprio del TG2, e non della rubrica Costume e Società. Alla fine di questo importantissimo mezzo di informazione giornalistica, arriva la pubblicità.
Ed eccolo qua, l'ennesimo spot per un prodotto per la pulizia della casa. Chi non l'avesse ancora visto, lo guardi qua. Sono solo trenta secondi: cercate di arrivare fino alla fine.


Questa è la vera pubblicità ingannevole, nel senso che prima ti illude che possa esistere un cavaliere senza macchia e senza paura, maschio, forte, figo e che pulisce pure il castello, e poi ti fa sbattere contro la dura realtà: quel cavaliere sei tu, donna, e devi pulire la cucina.
Allora, già da anni mi batto contro i pessimi insegnamenti della favola di Cenerentola, il cui mito ha fatto dei danni enormi nella vita privata di milioni di donne. Siamo cresciute credendo che ci fosse, da qualche parte nel mondo, un principe azzurro. Abbiamo creduto nel mito della perfezione. Abbiamo creduto che un giorno avremmo smesso di pulire le cucine e avremmo fatto altro. E adesso eccoci qua. Mentre ci stiamo ancora leccando le ferite della delusione cocente, ci prendono anche per il culo in TV. Ci dimostrano come stiano REALMENTE le cose. Ci dicono: "Hai presente tutto il tuo mondo di favole, le storie del castello, del re e del principe? Vuoi vedere qual è il finale? Il finale da favola? Eccolo: non esiste nessun principe. Pensavi veramente che un uomo arrivasse con la sua lucente armatura in groppa a un cavallo bianco per pulire un castello? Sei veramente così fuori di testa? Ma è OVVIO che nessun uomo l'avrebbe mai fatto! Nemmeno per diventare sovrano. Perché, giustamente, se le condizioni per diventare sovrano sono queste, è meglio restare indigenti. E quindi è altrettanto OVVIO che l'unica a sbattersi per quel posto sarebbe stata una donna. La regina della casa."
Ecco che cosa ci dice questo spot. Il finale da favola a cui dobbiamo aspirare è di regnare su una cucina splendente che noi abbiamo pulito col Cif. E allora, secondo la legge della cattiva pubblicità, io COL "CIF" che pulisco la mia cucina! Piuttosto, lascio il mio regno a microbi e batteri e vado a godermi la vita con quello che credevo fosse un principe.


mercoledì 18 gennaio 2012

Io, criceto di successo

Ma buon 2012!!! Come state? State bene? Siccome mi si sollecita a riapparire, dico a mia discolpa che:
1) riprendersi dalle ferie richiede del tempo (tempo da sottrarre al lavoro)
2) riprendersi dal rientro al lavoro richiede del tempo (tempo da sottrarre alle ferie)
3) riprendersi dall'influenza intestinale richiede - oltre a un'alimentazione deprimente - molto riposo
4) riprendersi dallo shock di passare da 15.000 calorie al giorno a 15, richiede concentrazione e un atteggiamento zen a cui non sono abituata

Ho finito le giustificazioni, e adesso vi propongo il contenuto di uno spam che ho appena ricevuto.
Oggetto dell'e-mail: Donna essere speciale scopri le tue potenzialita
La prima potenzialità che mi viene in mente è quella di mettere l'accento sulla a finale. Ma andiamo avanti, che qui la questione è seria, perché qualcuno mi ha mandato un'e-mail per aiutarmi e per dirmi che sono un essere speciale. E già qui c'è un grande riconoscimento: sono un essere (immagino vivente) e non un oggetto. E sono anche speciale. Cioè, mica sono un essere qualsiasi.


Sì però poi mi dici che se non posso essere strada, posso essere sentiero, se non posso essere sole, devo essere una stella. Ma come? Non ero un essere umano - speciale, tra l'altro -? E comunque grazie per la prima iniezione di autostima, eh. Che significa che se non posso essere strada posso essere sentiero? E chi la fa la strada? Immagino tu, caro coach, uomo. Tu e tutti gli altri esseri come te, che non sono speciali, ma che fanno strada. E pure il sole. Insomma, il corso non è ancora partito e già mi si spiega come elaborare un piano B. Come dire: "Vabbè dai, se non riesci a fare carriera puoi sempre dedicarti alla cucina".
E allora sai che ti dico? Il sentiero, fallo tu, per una volta. E vieni tu a lezione da me. Così mi racconti cosa hai "scoperto" sulle donne. Sì, perché il coach, nel suo video di presentazione, ci annuncia di aver fatto delle scoperte sulle donne (parte la sigla di Quark).

http://www.formazionepersonale.org/attachments/File/contattidonna.html

Con un certo stupore il nostro coach ci dice di aver conosciuto il "mondo donna" (un mondo un po' inflazionato, aggiunge). E così ha deciso di studiarlo, questo mondo. Ed eccoci qui. Tanti criceti pronti a destare curiosità e simpatia. Teneri. E questi criceti hanno delle potenzialità incredibili. Pensate: riescono a correre come dannati per tutto il giorno senza che nessuno faccia niente per fermare quella cazzo di ruota. Certo, se gli studiosi la smettessero di osservare e facessero qualcosa di più concreto, magari...
Vabbè, questo è il mio primo post dell'anno, ed è con orgoglio che dico "Mi chiamo Benedetta Gargiulo, e sono un criceto di successo".

giovedì 1 dicembre 2011

"Se hai un problema di erezione non cercare scuse"

Da più parti oggi mi è stato segnalato questo articolo di Camillo Langone, giornalista di cui non avevo mai sentito parlare e, dico io, un motivo ci sarà. "Togliete i libri alle donne e torneranno a far figli", ci dice il luminare dell'evoluzione della specie umana. La cosa mi è sembrata talmente tanto una cazzata, ma talmente tanto, che ho dubitato che fosse vera. Così mi sono messa a cercare la fonte, saltando di link in link, senza però ottenere alcun certificato di autenticità. Allora vado su Libero online, dove magari c'è qualcosa, ma l'unica cosa di cui ho immediata evidenza è una pubblicità che mi mostra il primo piano di un cane e la scritta: "Forse non ci sono riuscito perché il cane ci guardava. Se hai un problema di erezione non cercare scuse. Trova una soluzione". Non so voi, ma io ci vedo un nesso. Come quelli che parlano tanto di sesso e non lo fanno mai, così ci sono quelli che parlano di libri e non li leggono e che parlano di donne e non ne frequentano. Mi ha fatto molto ridere quella pubblicità messa lì, a monito dei lettori di Libero, che evidentemente per i burloni (ma neanche tanto) che hanno fatto la pianificazione media sono in target con l'annuncio.
Di che stavamo parlando? Ah sì, di questo articolo. Beh, ho scelto la strada della non belligeranza. No comment. No, sul serio. Non dirò niente, perché tutto quello che avevo da dire l'ho già detto in un anno di blog. Colgo però l'occasione per fare tanti auguri a Langone per il suo libro, che forse aveva bisogno di essere un po' spinto, forse perché non era abbastanza interessante, o forse perché non lo leggevano manco le donne che non fanno figli. Spero che questa sparata porti almeno nelle sue tasche un qualche risultato. E che se lo goda, meglio se all'estero.

martedì 25 ottobre 2011

Donne VIP (Vescica IPerattiva)

Ricevo nella casella di posta elettronica del blog questa e-mail urgente (e urgente è proprio il termine più adatto). Scusatemi, so che è surreale, ma per dovere di cronaca non posso non pubblicarla.


DONNE VIP: LIBERE DALL'INCONTINENZA!


Roma, 25 ottobre 2011 - In Italia sono oltre 3 milioni le persone colpite dalla sindrome da Vescica Iperattiva e sono soprattutto le donne, nel 60% dei casi, a confrontarsi ogni giorno con uno dei sintomi più invalidanti della Vescica Iperattiva, ovvero l'incontinenza urinaria da urgenza, che comporta conseguenze pesanti sulla qualità di vita.


Nel nostro Paese i trattamenti farmacologici per l'incontinenza da Vescica Iperattiva non sono rimborsati dal Servizio Sanitario Nazionale a differenza di quanto avviene per l'incontinenza causata dall'iperplasia prostatica benigna, che colpisce esclusivamente la popolazione maschile. A fronte, dunque, della medesima sintomatologia, il Servizio Sanitario Nazionale discrimina le donne.


Per questi motivi, con il Forum di oggi prende il via Donne VIP, una campagna di sensibilizzazione sull'incontinenza da Vescica IPerattiva che, con incontri regionali, un cortometraggio e un sito web (www.donnevip.it), vuole far emergere una patologia finora sommersa, rompere il muro di vergogna che la circonda e sensibilizzare le istituzioni su una discriminazione di genere per quanto riguarda un equo accesso alle cure.



Capito? Gli uomini hanno le medicine gratis, le donne no. Ed ecco svelato il motivo per cui i bagni delle donne hanno sempre la fila:


lunedì 24 ottobre 2011

Il liofilizzato della discordia.

Una volta, tanto tanto tanto tanto tempo fa, si andava a fare la spesa nei negozietti sotto casa. Si andava dal verduraio, dove si scrutava la freschezza di una zucchina, l'odore di un melone, il colore di un rapanello. Poi si andava dal macellaio, esigendo la carne più fresca, stando là a disquisire due ore sul prezzo di una fettina di filetto. Poi era il turno del panettiere, del salumiere, del giornalaio, del pescivendolo, si portavano i pantaloni a fare l'orlo, le scarpe a risuolare, si passava in posta a mandare un vaglia a quella sorella lontana, si passava a far visita a una cugina appena diventata mamma, poi si tornava a casa, a preparare da mangiare per tutta la famiglia. Una volta, tanto tanto tanto tanto tempo fa, tutte queste cose le facevano le donne, sia che lavorassero, sia che stessero a casa.
Poi vennero i supermercati e i negozietti sotto casa chiusero o si trasformarono in lussuosissime boutique gastronomiche dove farsi preparare una cena 5 stelle Michelin per fare bella figura con gli ospiti. Le donne lavoravano sempre di più e avevano sempre meno tempo per fermarsi a contrattare col macellaio. E gli uomini iniziarono anche loro a riempire i carrelli. Poi i supermercati si ingrandirono, iniziarono a tenere aperto con orario non stop, poi anche la domenica, poi fino alle 10 di sera, poi tutta la notte, seguendo sempre più i tempi delle persone.
Poi vennero i take away e le consegne a domicilio, e così, non c'è stato più bisogno nemmeno di fare la spesa: una sera pizza, una cinese, una giapponese, una panino, e così via.
Poi, al sesto giorno vennero i surgelati. E i piatti liofilizzati. E atrofizzati. Ricette gustosissime, ridotte in polvere o in cubetti, da far rianimare in padella con un filo d'olio. O direttamente in microonde. La meraviglia della scienza e della tecnica. A volte, un surgelato ti salva la vita.
Ma in tutta questa breve cronistoria del mercato alimentare italiano, il dato più importante è che le persone che vanno a fare la spesa sono oggi di tutti i tipi. Resiste uno zoccolo duro di massaie (ormai ultrasettantenni) che va a fare la spesa "di precisione", poi c'è la massa dell'Italia che lavora e che si arrangia con il supermercato sotto casa o con l'ipermercato al sabato, buttando nel carrello cose a lunghissima conservazione e a brevissima cottura, e infine i nuovi paladini della cucina sana, che fanno la spesa con i gruppi di acquisto solidali, si organizzano con il contadino della campagna vicina (meglio se dotato di sito internet da cui fare l'ordine e pagamento con carta di credito). Poi c'è chi, come me, fa il consumatore trasversale e passa da un tour antropologico dei pochi negozietti superstiti, a una bulimica incetta di prodotti surgelati del supermercato, a un'attenta selezione di verdura e frutta del contadino. La nostra società è in rapido mutamento. Ci sono sempre meno soldi, meno tempo, più tecnologia, più stimoli, più soluzioni. Quello che  andava bene fino a dieci anni fa, oggi non va più. Le cose cambiano in fretta, le persone si muovono, non si affezionano più a nulla, i consumi si evolvono. Bla, bla, bla.

E in tutto questo è bello sapere che c'è un mondo dove tale evoluzione non esiste. Un mondo dove le donne continuano a cucinare, a fare la spesa, a cercare di compiacere il marito brontolone, a coccolare i figli pigroni. Questo è il mondo della pubblicità. Di certa pubblicità, almeno. Di questa, per esempio:




Attenzione mogli! Attenzione mamme! Ehi, noi pubblicitari ci siamo evoluti eh. Lo sappiamo che ormai non cucinate più niente di decente e che comprate solo surgelati e liofilizzati. Ecco allora, guardate qua: questi piatti gustosi vi faranno fare un'ottima figura. Quasi quasi sembrerete le donne di una volta e vostro marito, che si siede a tavola aspettando il tiggì e la cena, ve lo riconoscerà. E non vi picchierà più con la cinghia.


Insomma, non importa cosa si cucini, se la ricetta originale del ragù alla bolognese con lasagne fatte in casa oppure tagliatelle espanse con un procedimento chimico brevettato, l'importante è che cucini una donna. Cioè, una tipo me, che ho 36 anni e mi danno della signora quando entro nei negozi (vi rendete conto?). Io che oggi ero proprio al supermercato e in fila davanti a me c'erano 3, dico 3 uomini. Il "capofamiglia" col carrello pieno (reparto gastronomia, reparto macelleria, frutta, verdura, pasta, cartaigienica), il giovane salutista con un sacchetto di fagiolini e uno di kiwi (che pena) e lo studente universitario con il carrello pieno di sughi pronti e, appunto, surgelati e pasta liofilizzata. Ma nel mondo immobile della pubblicità, sarà sicuramente una donna a cucinare quei surgelati allo studente. Forse la coinquilina? La fidanzata studentessa di ingegneria? L'amica che lavora nel call center? O forse verrà direttamente la madre, che anche se il figlio studia fuori sede, come milioni di giovani italiani, riesce a recarsi ogni giorno all'ora di pranzo a casa sua per cucinargli un pranzo "come una volta".
Scusate, adesso devo andare, mi è venuta voglia di guardarmi una puntata dei Jefferson.

giovedì 13 ottobre 2011

Sono bieca: comprate "La comunicazione liberata"


Doveva accadere prima o poi che io facessi una bieca operazione commerciale, violando la natura sociale di questo blog. Ma posso spiegare. È per una buona causa.
Nel post precedente, raccontandovi i sordidi dettagli di un bagno dell'Autogrill, ho sorvolato sulla ragione per cui mi stavo dirigendo a Reggio Emilia. Stavo andando a presentare un libro speciale, che si chiama La comunicazione liberata. L'idea di questo libro è venuta a Luca Cian, assiduo commentatore di questo blog, che da Detroit ha orchestrato diversi fenomeni che bazzicano attorno ai temi della comunicazione e li/ci ha obbligati a scrivere delle cose sensate. Io ovviamente ho scritto la mia sul marketing deviato e non me ne vergogno. Si tratta di un testo a tratti un po' complesso, e anche un po' sovversivo. Per dirla in due parole, spiega attraverso le voci di vari esperti del settore, come mettere in mano dei più deboli gli strumenti della comunicazione, storicamente appannaggio dei più forti. Ed ecco perché ve ne parlo qui, in un blog di deboli.
E a questo punto mi sento di fare una citazione colta:


Sì, si può fare! E penso alla rete di donne che, partendo da un blog o da un gruppo su facebook, sfruttando quindi gli strumenti della comunicazione online, stanno creando un vero e proprio movimento d'opinione e d'azione. Scrivono lettere allo IAP, a giornali, a Istituzioni, si incontrano e danno notizia di sé. Penso a PontitibetaniPensieri di StefaniaIpazia è(v)vivaPresa nella reteMamma EconomiaThe Working Mothers ItalyMammamsterdam e tanti, tantissimi altri. Non sapete quanti. Insomma, la via del cambiamento reale è possibile.
E adesso andate a comprare il libro, su, che i guadagni vanno pure in beneficenza (no, non a me).