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martedì 11 marzo 2014

Meno moderazione e più rivoluzione

Sulla faccenda delle quote rosa ho poco da dire, ma quel poco lo dico con tanta rabbia e poca moderazione.
Trovo incredibile tutta questa grandissima attenzione alla reale preparazione e competenza delle donne che devono entrare in Parlamento. Questa fobia collettiva nei confronti delle donne poco preparate che dovrebbero andare a sedersi in numero pari agli uomini. Perché tutta la questione sulle quote rosa gira attorno a questo principio: obbligare il Paese ad avere la metà delle donne in Parlamento significa esporci all'impreparazione. Significa correre il rischio che vengano fatte eleggere donne "tanto per fare numero".
Ed è QUESTO il ragionamento che trovo più offensivo. Sì, perché alla base delle obiezioni che si travestono da ragionamento moderato al di là di maschilismi e femminismi, c'è in realtà un grandissimo pregiudizio. Un pregiudizio che associa alle quote rosa l'automatica impreparazione e inadeguatezza delle donne. Ancora una volta, chi dice "donna" dice "pericolo".

E quindi adesso vorrei chiedere a tutte queste persone e anche a molti di voi, da cui ho sentito questo tipo di discorso, QUANDO avete mai fatto un ragionamento del genere per le quote maschili, che di fatto sono invece radicate nel nostro Parlamento da secoli. Quand'è che vi siete preoccupati così tanto dell'eventuale impreparazione di un candidato? Quand'è che vi siete fatti lo scrupolo di impedire a certi candidati di essere eletti "solo per fare numero"? Da quando queste questioni lodevolissime sono parte dei vostri ragionamenti?
Da quando si ipotizza di rendere accessibile anche alle donne il sistema di potere. Ecco da quando.
E a me, scusate, non sembra proprio una coincidenza e la dimostrazione sta nel fatto che da oggi, archiviato il pericolo, la reale competenza e preparazione di un candidato non sarà più oggetto di dibattito.


lunedì 24 febbraio 2014

Che orrore quella Ministra!

Una donna all'ottavo mese di gravidanza è diventata Ministra della Pubblica amministrazione e semplificazione. Si chiama Marianna Madia e prima di oggi nessuno si era preoccupato molto di lei. Ma quel pancione...sì, quella cosa così grande che ti impedisce di vedere tutto il resto, ha monopolizzato ogni conversazione. Marianna Madia ha smesso di essere una donna, una professionista, una politica, una Ministra e infine, una persona, da quando ci siamo accorti che è incinta. Adesso è "solo" mamma, con tutto ciò che ne consegue: una mamma fa la mamma, non fa altro. Una mamma non lavora, non va in giro, non può e non deve fare altro che pensare alla sua maternità e soprattutto, ma che lo dico a fare, non può fare la Ministra.
Che orrore Marianna Madia che fa la Ministra!
"Come farà a lavorare seriamente con un figlio appena nato?" Dicono quelli che pensano che la maternità sia una malattia che ti fa diventare improvvisamente cretina.
"Come farà a prendersi cura del bambino se fa un lavoro di responsabilità?" Dicono quelli che pensano che il lavoro sia un ostacolo per il corretto allevamento dei figli.
"Come farà ad andare avanti in mezzo a tutta questa gente che si fa i cazzi suoi?" Dico io.

E dico anche: "Nella storia istituzionale italiana ci saranno pur stati altri ministri che hanno iniziato il loro incarico pochi mesi prima di diventare padri. Eppure nessuno si è mai preso la briga di farne argomento di conversazione. Evidentemente non fa così orrore che un uomo che sta per diventare padre accetti un impegno istituzionale. In sostanza non fa orrore che un padre stia lontano dai suoi figli. A me invece, un ministro così farebbe orrore. Ma magari quel padre-ministro si è organizzato. Magari la moglie si trasferisce a Roma per i primi mesi. E magari, anche per una donna può essere così. Magari Marianna Madia ha un compagno presente che la aiuterà nella gestione del figlio. Magari, per una volta, siamo di fronte a due genitori, anziché soltanto davanti a una madre che si deve smazzare da sola ogni singolo aspetto che riguarda il figlio. O magari si è semplicemente organizzata con delle brave tate. Perché no, se se lo può permettere? Ogni donna dovrebbe essere messa in grado di 'potersi organizzare', a prescindere dal lavoro che fa. Ogni donna ma anche ogni uomo."

Sulla vicenda, che per me non è una vicenda, non ho altro da dire. Discutiamo un po' meno della vita familiare dei Ministri e un po' più di quella professionale.


venerdì 27 settembre 2013

La buona vecchia tradizione del rogo

Negli ultimi anni in Italia, ogni pubblicitario che si rispetti ha dovuto misurarsi con il più celebre dei binomi, quello che deve assolutamente accompagnare la filosofia di ogni prodotto, di ogni servizio, di ogni azienda, piccola, media, grande, nuova o vecchia che sia. Un binomio che può accomunare un produttore di gelati con un designer di bidet. Un binomio che sta bene su tutto, come una donna nuda per intenderci.
Il binomio "tradizione e innovazione".
Ora, sono sicura che nella vostra vita anche voi avrete i vostri bei grattacapi sul lavoro e non voglio di certo sminuirli adesso, ma veramente: non avete idea di che cosa significhi per un creativo che lavora in pubblicità dover tradurre in parole e immagini il concetto "tradizione e innovazione". Una volta ho lavorato per un'azienda che fa tappi di sughero e non vi dico tutte le idee che ci sono venute in mente per "sistemare" quei tappi in maniera tradizionale ma innovativa. Nessuna di queste era pubblicabile, ovviamente.
Per fortuna ultimamente le cose stanno migliorando: questo pauroso senso di bilico tra passato e futuro sta scomparendo. Gli imprenditori italiani e con loro molti responsabili marketing hanno capito che era molto pericoloso tenere la gente in sospeso tra ieri e domani. E così, il concetto di innovazione è stato soppresso e ci siamo tenuti quello di tradizione. Vuoi mettere la sicurezza? La stabilità? Solidità, certezza? I valori? Dove sono i valori di un tempo? Un tempo, quando si stava veramente bene.

Ed ecco che negli ultimi tre giorni abbiamo assistito alla santificazione della Tradizione. La Tradizione è salvezza, la Tradizione è vita. Ci siamo ridotti così perché per un attimo ci siamo dimenticati del nostro passato, abbiamo ceduto all'innovazione e guarda adesso come siamo combinati!
Tutti, intellettuali, giornalisti, menti illuminate, hanno per un attimo abbracciato la sicurezza della tradizione quando la Presidente della Camera ha sollevato il caso della pubblicità italiana. Che, diciamocelo, anche se è contro i miei interessi, fa veramente cagare. E che cosa ha detto Laura Boldrini di tanto scandaloso? Qual è stato il suo odioso attacco alla Tradizione?
Ha detto che quando una donna, negli spot televisivi, viene rappresentata sempre e solo come una mamma che serve la cena a tavola oppure come corpo da associare a qualsiasi prodotto, beh, c'è qualche domanda da farsi.
Ommioddio.
La Presidente della Camera ha raccontato una verità che sfido chiunque a contestare: la donna nella pubblicità italiana viene rappresentata principalmente in due modi: madre/casalinga oppure tigre del materasso. Questo è parte di un problema culturale enorme che tocca tantissimi aspetti della nostra società, dal fatto che le donne guadagnano meno degli uomini, che non riescono a fare carriera, che devono scegliere tra figli e lavoro, che devono firmare dimissioni in bianco, al fatto che vengono molestate, stuprate e uccise quando vogliono semplicemente farsi i beati cavoli loro. Il modo in cui si rappresentano le donne sui media e il modo in cui se ne parla è un problema serio.

Però è la Tradizione, baby. Insomma, si è sempre fatto così. Ma cosa vuole la Boldrini? Le mamme cucinano da sempre, perché "servire è amore" ha detto qualcuno su Twitter. Perché tutti abbiamo una nonna o una mamma che hanno preparato dei piatti prelibatissimi di cui andavano orgogliose. Qual è il problema? Non vorrete mica toglierci i pilastri della società italiana? Mamma mia che paura: la Boldrini lancia messaggi troppo innovativi per essere compresi. L'innovazione è morta, resta solo la Tradizione. E alla Tradizione non piace che si parli male degli spot con le mamme che servono a tavola. Alla Tradizione non piace che negli spot possano essere rappresentate donne che lavorano o che studiano. Cosa sono queste diavolerie?

E arriva pure l'industria italiana a dare manforte all'esercito dei portatori dei sani valori di un tempo, e lo fa parlando della TRADIZIONALE famiglia italiana, quella in cui le donne servono a tavola e sono tutti eterosessuali. Grazie a Guido Barilla, noi pubblicitari siamo finalmente e definitivamente salvi dall'orrido binomio "tradizione e innovazione". Grazie a lui e a tutti quelli che si battono per difendere tutto il nostro passato remoto - per lo più onirico, a dire la verità - possiamo dimenticarci della parola "innovazione". Oh, quant'è rassicurante sapere che si torna a casa e ci sarà la televisione accesa sul TG1 e la mamma che ci serve la pasta al sugo e tutti i problemi del mondo restano fuori: froci, negri, puttane, disoccupati, musulmani e zingari.

Sì, è vero, ogni azienda deve scegliersi bene il suo target. Barilla è liberissima di scegliere quello ariano. Non discuto su questo. Discuto però sullo sbandieramento di un nuovo, terrificante binomio, un binomio che è emerso fortissimo in questi ultimi giorni e che ci fa rimpiangere quello vecchio. È il binomio Tradizione e orgoglio. Perché la Tradizione, rimasta senza l'innovazione, adesso incarna il bene assoluto. Il nostro passato è il bene assoluto. Ma prima di gioire, guarderei bene di cosa è fatto questo passato e soprattutto a quale presente ci ha condotti.

Ora scusate, ma prima che io venga bruciata al rogo secondo tradizione, torno a lavorare, finché quei pochi innovatori rimasti me ne danno la possibilità.

giovedì 2 maggio 2013

(In) camera con Laura

Scusi, Presidente Letta, la sua bellezza l'ha favorita nel lavoro e ora in politica?
Scusi, Onorevole Bersani, quei suoi occhietti vispi l'hanno aiutata con la dirigenza del PD?
Onorevole Brunetta, il fatto che lei sia alto come un bambino di dieci anni, suscita tenerezza presso il suo elettorato? Crede che questo la avvantaggi?
E lei, Senatore Monti, ritiene che la sua innata eleganza l'abbia favorito nei suoi rapporti con Angela Merkel?

Queste e infinite altre domande vorremmo porre ai nostri politici.
Titolo di copertina: Camera con Laura (che secondo me volevano scrivere "In camera con Laura" ma poi sembrava esagerato, hanno tolto "in" e lasciato un titolo senza senso).

Attendiamo con ansia e per par condicio:
- Camera con Enrico
- Camera con Luigi
- Camera con Renato
- Camera con Mario


mercoledì 10 aprile 2013

Ci sono donne

Ci sono donne veramente stronze.
Tipo che tu ne aiuti una a essere assunta dove lavori tu e questa poi ti fa le scarpe e ti frega il posto tuo. Ci sono quelle che ti dicono che sei un mito e che vorrebbero essere come te e poi ti sputtanano appena giri l'angolo. Poi ci sono quelle che quando diventano dirigenti trattano gli uomini come cuccioli da salvare e le donne come il loro peggior nemico.
Ci sono donne che fanno da testimoni al tuo matrimonio e poi si scopano tuo marito. Donne che insultano gli omosessuali, i neri, i disabili. Donne che quando hanno dei figli, il tuo è sempre più cretino del loro. Ci sono donne che pensano di averla solo loro. E di sapere tutto mentre invece non sanno niente. Ci sono donne avide, avare, senza scrupoli. Le donne sono anche capaci di uccidere e di far uccidere. Ti possono ridurre in miseria e calpestarti fino a che non riesci più ad alzarti. Donne che ti rovinano l'esistenza.
Ci sono donne che sono capaci delle peggiori cose.
Margaret Thatcher è stata per molti una di queste donne. Ken Loach non ha mancato di ricordarci che "Margaret Thatcher è stato il primo ministro che ha seminato più divisioni e devastazioni nella storia moderna. Disoccupazione di massa, fabbriche chiuse, comunità distrutte: questo è quello che ci ha lasciato. È stata una combattente e il suo nemico era la classe operaia inglese. Le sue vittorie sono state facilitate dalla corruzione della dirigenza laburista e di gran parte dei sindacati. È grazie alle politiche a cui ha dato il via lei che oggi ci ritroviamo in questo disastro. Altri premier hanno seguito la sua strada, in particolare Tony Blair. Lei era il suonatore di organetto, lui la scimmietta. Non ci dimentichiamo che definì Mandela un terrorista e che prendeva il tè con il torturatore e assassino Pinochet. Come la dovremmo onorare? Privatizziamo il suo funerale. Indiciamo un'asta competitiva e accettiamo l'offerta più bassa. È quello che avrebbe voluto lei."

Che cosa magnifica però poter parlare male di una donna di potere. Trovo che sia la massima espressione di democrazia. Beato Ken Loach e gli inglesi che lo possono fare.
Noi possiamo parlare sempre e solo degli uomini.

mercoledì 3 aprile 2013

Arretrati

Mi rendo conto di avere un po' di arretrati. Del resto, la consapevolezza è il primo passo verso la guarigione, per cui andiamo avanti.
Che cosa ci siamo persi in queste ultime settimane? Dunque, innanzitutto un governo, mi pare. Poi, pure in assenza di quello, abbiamo perso l'occasione di avere qualche saggia che ci spiegasse come arrivare a comporlo, quel governo. Avete presente quando vengono fuori i risultati delle indagini ISTAT? Quelle che dicono cose tipo "L'Italia è un paese sempre più vecchio" oppure "Le donne italiane fanno 1,39 figli a testa". Ecco, non serve spendere milioni di euro per pagare le indagini ISTAT: lo vediamo già da noi come stanno le cose. E le cose stanno che se il Presidente della Repubblica deve chiedere a qualcuno come si può uscire dalla merda, beh, lo chiede a una serie di vecchi uomini. Mentre, scusate la prosaicità, fino a prova contraria chi ha dimestichezza con la merda quotidiana sono proprio le giovani donne. Fatto sta che a vecchi e uomini viene dato il compito di portarci al cambiamento. Molto bene.
A questo proposito mi capita a fagiuolo il nuovo film di animazione DreamWorks, che i miei figli hanno molto apprezzato. Parla di una famiglia di cavernicoli, I Croods, che sopravvivono tra i mille pericoli della preistoria, finché incontrano un homo sapiens giovane e più evoluto di loro, che usa il cervello alla ricerca di soluzioni creative per i problemi quotidiani. Mentre il papà cavernicolo si rinchiuderebbe per sempre in una caverna, il giovane sapiens si avventura con curiosità nel mondo. Che storiella banale eh? Eppure...

Un altro arretrato è la storia della campagna Clendy:

Me l'avete segnalata in tanti, e in tanti ne hanno discusso sul web. Che fa Clendy? Fa, banalmente, stracci. Okay, si chiamano panni in microfibra.
Stracci.
E come si fa pubblicità Clendy? Mette un cadavere di una donna nuda su un letto e un baldo giovine con il panno in microfibra in mano e un titolo che dice: "Elimina tutte le tracce". Per sottolineare ancora di più l'allusione, nel caso non l'avessimo ancora capita, sulla parete si vede l'ombra di un braccio che impugna un coltello.
Ovviamente si sono subito levati mille cori di disgusto, per esempio dei famigliari delle vittime di femminicidio, tanto per dirne una. Dei centri antiviolenza. Delle associazioni per le pari opportunità. In generale di chiunque abbia un minimo di sensibilità umana.
L'azienda cade dalle nuvole e dice: "Perché? Che ho detto?" Qualcuno glielo spiega e il responsabile della comunicazione ribatte divertito che la campagna è assolutamente in linea con i principi della parità. E infatti c'è pure questa:

Ho letto molti dibattiti su questi due annunci e devo dire che resto sempre un po' perplessa quando si dice che una pubblicità ha successo se fa parlare di sé, bene o male che sia. Ho letto di gente che citava Oliviero Toscani, tipo. Sì, proprio quello che due anni fa ha fatto il calendario con le foto delle gnocche (in senso letterale). Allora, a questo proposito avrei due sole cose da dire:
1) la storia che una pubblicità funziona anche se fa parlare male di sé è roba che poteva andare bene negli anni Ottanta, forse. Anni in cui, appunto, Oliviero Toscani ci ha fracicato le palle con qualsiasi cosa facesse orrore. Oggi, far uscire una cosa del genere è dimostrare di essere dei dilettanti della comunicazione, oltre che del buon gusto.
2) Se vogliamo far passare il concetto di parità tra i due annunci, nel secondo, esigo di vedere un uomo nudo. Oppure, per cortesia, eliminiamo tutte le tracce di questa campagna.

domenica 24 febbraio 2013

Quando uno si perde i momenti storici

Sto passando il fine settimana fuori casa, a Roma. Volevo presenziare all'ultimo angelus del Papa ma sono arrivata in ritardo, perdendomi questo momento storico. Pazienza. Adesso mi riposo un po', perché a Roma ho degli amici che si impegnano sempre molto nel garantirmi alti livelli di entertainment. E fra un po' prenderò un treno domenicale che mi riporterà nella mia città, dove finalmente potrò votare, perché questo invece è un momento storico che proprio non mi voglio perdere.

No, perché votare è importante. Una volta mica si votava. Una volta erano altri che decidevano per te. Poi hanno iniziato a decidere i cittadini, ma solo gli uomini però. Le donne non decidevano. Adesso, da un po' di tempo, ma nemmeno tanto (67 anni), possono decidere qualcosa pure loro. Beh, domani mi godo questa libertà.

In Italia circa la metà degli elettori sono uomini e circa l'altra metà sono donne, ma a questa evidenza non corrisponde la stessa proporzione tra i rappresentanti eletti. Quante saranno le donne elette? Poche. Perché poche sono ancora le candidate. Ecco, mi piacerebbe che le donne, oltre alla partecipazione al voto, iniziassero a partecipare anche all'impegno politico. Mi sembra importante. E no, non trovo ingiusta l'imposizione delle quote rosa.

Penso alla scuola, che una volta non era obbligatoria: chi voleva studiava, chi non voleva restava ignorante. Perché abbiamo sentito la necessità di rendere gli studi obbligatori? E perché abbiamo prolungato il percorso di studi ben oltre la quinta elementare? Perché ne andava del progresso del paese, perché più gente istruita fa crescere la civiltà, l'economia, il benessere collettivo. Ma uno poteva dire: "Eccheccavolo, ma chi mi dice che uno che studia è più in gamba di uno che non studia?" Infatti è vero: non è detto, ma in linea generale l'istruzione migliora un paese, lo rende più solido, più libero, più consapevole, più innovativo.
Beh, la partecipazione delle donne alla vita politica attiva, migliora il rendimento di uno Stato. Le donne, quando partecipano, alzano il PIL. La partecipazione delle donne rappresenta un'opportunità di crescita per tutti. Ecco perché va resa obbligatoria, se questa non si verifica da sola. Come nel caso dell'istruzione: se i giovani non vanno a scuola spontaneamente, vanno obbligati per legge.

Con questo pensiero talebano (adoro associare questa parola al concetto di parità di genere), vi saluto e  torno a casa.

giovedì 14 febbraio 2013

Ridiamo e battiamo le mani


Io, figlia della televisione, cresciuta assieme alle reti Fininvest, quando il logo di Canale 5 era una specie di lombrico con la testa di drago cinese (poi chiamato "Biscione"), Italia 1 era la rete dei gggiovani e Retequattro quella dei vecchi, sono stata educata, assieme all'intera mia generazione, a pochi ma solidi principi:
- la RAI non si guarda
- la felicità è un must assoluto, purché si tenga la TV sempre accesa
- se non sei felice è perché Tana delle Tigri minaccia i bambini di un orfanotrofio
- la mitologia greca ha incredibilmente plagiato la trama di Pollon
- è normale avere una quinta di reggiseno
- il progresso si sostituisce a Dio, da quando ha creato il telecomando e tu non ti devi più alzare dal divano per cambiare canale

Faccio queste considerazioni nostalgiche, quando, trent'anni dopo, mi trovo davanti al monitor del mio portatile, guardando un filmato su youtube e vedo il mio educatore, il mio creatore di felicità, che chiede a una giovane signora se viene e quante volte viene. Mi aspetto che da un momento all'altro salga sul palco l'Uomo Tigre facendo una delle sue mosse vincenti, prendendo quell'uomo cattivo alle spalle, stringendo i suoi bicipiti attorno al collo. Ma non succede niente. Allora penso che forse quella donna è in realtà Wonder Woman e adesso lancerà il suo cerchietto di metallo in faccia al suo dileggiatore, ma niente.
Faccio appello a tutta la mia razionalità e penso che forse potrebbe telefonare almeno la fidanzata di lui, dicendogli di smetterla di fare il porco con qualsiasi cosa respiri. Potrebbe reagire quella donna, vincendo il suo imbarazzo e dirgli di vergognarsi, che c'ha ottant'anni e che è patetico e che è lui che non viene più da duemila anni.
NON SUCCEDE NIENTE.
No, una cosa succede: risate e applausi dal pubblico.


Ed eccoci qui, paralizzati come è paralizzata tutta l'Italia. Paralizzati perché chissà dove abbiamo lasciato la nostra dignità, per cui accettiamo tutto "perché sennò chissà che cosa ci succede, perché potremmo perdere il lavoro, i soldi, l'approvazione della gggente". Allora ridiamo. Ridiamo e battiamo le mani, noi che siamo cresciuti con il concetto dell'applauso a comando. Ridiamo e battiamo le mani come tanti bambini deficienti.

Ma piangiamo anche. Ci commuoviamo davanti alla tenerezza di quest'uomo che adotta una cagnolina. Non solo, ma quando non siamo tra quelli che lo votano, quest'uomo, quando siamo tra coloro che lo disprezzano, che non lo vorrebbero vedere mai più, perché non gli diamo alcuna fiducia né credibilità, ci comportiamo comunque come lui ci ha insegnato, e allora facciamo le battutacce sul
fatto che lui adotta l'ennesima cagna. Lui è un ladro, un approfittatore, un disonesto, ma le donne che frequenta sono peggio, sono delle cagne. Cagne in calore. Animali. Cose. Non umane. Minus quam. Meno di zero. Meno di lui.


E quindi vale tutto. Anche Neri Marcorè che dice a Mara Carfagna che almeno con lei qualcosa si tira su. Perché la Carfagna è un'altra cagna. L'ennesimo animale che circola in Italia. E le si può dire di tutto, perché lavorava in TV e ha fatto un calendario, per cui, se fai queste cose, lo devi sapere
 che diventi cagna e che la gente ti disprezzerà perché non badi a sufficienza alla tua virtù. E trovo ipocriti anche quelli che giustificano i loro insulti dicendo che la Carfagna è una politica inconsistente, perché se è così, dici che è una politica inconsistente e non una cagna.

Oggi è San Valentino.
Umberto Smaila, salvaci tu.

giovedì 7 febbraio 2013

Chuck Norris Ministro degli Interni


Le cose sono andate così: stavo discutendo su Facebook con alcuni candidati per il Movimento 5 Stelle sul fatto che mi sembrava strano che un movimento nuovo e per molti versi rivoluzionario come il loro fosse così tanto a corto di candidate donne per Camera e Senato. Addirittura a zero, nel caso della mia regione. Cioè, SOLO uomini. 100%. Mi è stato risposto che ci sono molte donne che partecipano alle loro assemblee e che danno un grandissimo contributo di idee e che in realtà i candidati sono solo dei portavoce di quelle assemblee. Come dire: "Dietro a ogni grande uomo...". L'altra cosa che mi viene detta è che l'impegno richiesto dal movimento è veramente tanto, per cui in genere le donne non ce la fanno a starci dietro. Comprensibile in effetti. Lo sappiamo bene che è un gran casino in Italia per le donne. Ma allora che facciamo? Prendiamo atto e ci adeguiamo? Oppure ci sforziamo, e se siamo un movimento politico facciamo in modo di portarcele quelle donne in Parlamento? Proviamo a farle decidere, anziché solo suggerire a un portavoce? Sarà difficile certo, ma vediamo che è comunque possibile farlo, visto che il PD lo sta facendo, raggiungendo quasi la parità tra candidati uomini e candidate donne. Quindi, che cosa ne devo desumere? Che le donne del PD non hanno un cazzo da fare tutto il giorno?

E mentre si stava discutendo di questo, mi arriva questa email:

vedo i cartelloni elettorali dello tsunmai tour e penso: ma non credi 
che sia una delle affermazioni più sessiste ascoltate quella che 
indica il probabile prossimo inquilino del dicastero dell'economia in 
una mamma di tre figli? è l'unico valore aggiunto indicabile?

E scopro che Grillo dice di volere "una donna che non ha fatto fallire la sua famiglia, che sa cos'è l'economia." E che magari tenga anche più puliti gli uffici, aggiungerei. Apprezzo lo sforzo di Grillo, di coinvolgere anche il sesso femminile nel suo movimento. Forse qualcuno gli ha detto che la questione delle pari opportunità era stata un po' presa sottogamba. E mi sa che ha voluto un po' strafare, gridando che lui la donna la vuole alle Finanze! Benissimo! Ma perché vuoi una donna alle Finanze? Perché lo stereotipo ti dice che le donne stanno a casa a far crescere i figli e gestire il budget per fare la spesa al mercato e se un calzino si buca, non si butta ma si rammenda. Tutto sicuramente molto ecologico, in linea con il programma del M5S. Ma io avevo in mente un'idea di ecologia un po' più progressista. E in effetti in quell'email che ho ricevuto mi si chiede proprio questo: ma una donna può essere adatta a quel Ministero solo per il fatto di stare a casa a fare le faccende domestiche? Potrebbe essere una prospettiva originale in effetti. Anche un po' pericolosa però. Perché poi agli Interni chi metti? Chuck Norris?

Che poi a me dispiace veramente un casino fare questi discorsi. Perché l'ultimo barlume di giovinezza che mi è rimasto preme per fare una vera rivoluzione, perché mi pulsa l'ormone di buttare giù tutto per poi ricostruire qualcosa che abbia un senso. Insomma, mi affascina il M5S. Credo sia l'ultima occasione prima di scendere in piazza armati. Però, se pure questa rivoluzione la devono fare solo gli uomini, allora anche no! La rivoluzione la dobbiamo fare tutti: uomini, donne che stanno a casa e donne che lavorano.


mercoledì 6 febbraio 2013

L'agenda elettorale di Donne in ritardo

Nel Paleozoico, quando andavo al liceo, la professoressa d'italiano mi definì "donna politica", semplicemente perché, in onore della continuità didattica, ero andata a protestare dal Preside perché non volevo che ci cambiassero per il secondo anno di fila l'insegnante di matematica. Ovviamente poi ci rifilarono un'insegnante diversa ogni nuovo anno fino all'esame di maturità. Questo la dice lunga sulle mie reali qualità politiche, che devo dire in molti mi attribuiscono, e non so veramente perché. Nel mio percorso civile, dai diciott'anni in poi, ho votato veramente di tutto, da destra a sinistra, senza mai passare per il centro peraltro. Una pazza schizoide insomma, che non può dare alcuna affidabilità in termini di ragionamento politico. Se vi siete chiesti da chi mai fosse rappresentato il famoso gruppo degli "indecisi", quel 20-30% degli Italiani che fanno vincere una volta la destra e una volta la sinistra, beh, eccone una indegna partecipante. Che poi uno dice: "Ma come cazzo fai a votare una volta a destra e una volta a sinistra? In quali valori ti riconosci?" Osservazione più che lecita. Io ho un animo di sinistra, ma raramente trovo una sinistra per cui votare. Ahimè. A mia discolpa però dico che non voto a destra da molti, moltissimi anni.
Adesso che siamo in piena campagna elettorale potevo io esimermi dal dire qualcosa di sinistra? No.
Ovviamente faccio osservazioni del tutto personali e criticabili, ma in quest'ultimo periodo mi sono saltate agli occhi alcune cose.

Tipo l'immagine di Ambrosoli, candidato alla Presidenza della Regione Lombardia per il PD, circondato da donne entusiaste che lo acclamano come uno dei California Dream Men.


Tipo che il rivoluzionario e giovane Movimento 5 Stelle candida pochissime donne 13% alla Camera e 28% al Senato. Meno di certi partiti di estrema destra, che le donne le vorrebbero tutte a casa a sfornare figli, e in effetti Grillo non è che si discosti poi molto da questo pensiero:



Tipo l'esclusione nel Lazio per le liste dei Radicali, perché contavano 5 donne e 4 uomini, per cui troppe.

Tipo Berlusconi che adotta una cagnetta.


Siccome questo è un blog e non un romanzo russo, sarò sintetica e affronterò questi casi uno alla volta, partendo, oggi, da Ambrosoli.

No, ma carino Ambrosoli eh. Veramente. A me piace. È in gamba, giovane. Conosco anche diversi suoi sostenitori. In gamba anche loro, onesti e con le idee chiare. Poi però vedo quella foto e mi assale lo sconforto. Vedo questo harem attorno al sultano. E improvvisamente quella faccia tanto pulita e quei modi gentili impallidiscono di fronte all'immagine di pappone che mi si fissa nel cervello. Faccio inconsciamente un paragone con Berlusconi, attorniato da veline e starlette in cerca di qualcuno che le mantenga, e me ne  dispiaccio. Me ne dispiaccio perché in realtà il PD è l'unico che lì rispetta le quote rosa, che si presenta con più del 40% di candidate donne, è l'unico che ci crede e che ha capito (se non altro per opportunità politica) che le donne stanno diventando un elettorato sempre più consapevole del suo potere.
Ma non posso fare a meno di pensare che manca ancora un tassello: finché il candidato rimane uomo, le donne saranno, per quanto numerose, sempre in secondo piano. Per carità, è già un grandissimo traguardo eh, ma proprio questo mi porta a puntare ancora più alto, a un'immagine forte di una Presidente della Regione donna. Di una Regione importante come la Lombardia poi.

Ecco, vi lascio il caso Ambrosoli come spunto, assieme anche a un consiglio per gli acquisti che piacerà  a chi è curioso di sapere, giorno dopo giorno, come cambiano le intenzioni di voto (ma non solo) anche durante il periodo di "oscuramento" pre elettorale: si chiama PoliticApp ed è attualmente la app più scaricata dagli App store.


L'ha fatta SWG assieme a Nativi, un gruppo di giovani esperti in comunicazione a cui voglio molto bene. E finalmente ho detto una cosa carina.









mercoledì 9 gennaio 2013

Sposata o sfigata 2

Buongiorno cari, avevo in mente un inizio anno scoppiettante, volevo scrivervi di cose incredibili, volevo lanciare un messaggio di speranza. Volevo fare come fa la Gabanelli quando ci racconta delle eccezioni che confermano la regola: volevo parlarvi delle eccellenze. Ero veramente entusiasta, propositiva, positiva.

Poi ho visto questa:



L'ho vista per strada, girato l'angolo con la macchina. Era lì, che aspettava proprio me. Bersani mi ha guardata. Mi ha guardata con quei suoi occhietti vispi e pieni di energia. Mi manda un messaggio nuovo, Bersani. Mi comunica entusiasmo. No, veramente. Quel grigetto così rivoluzionario. Quell'appello all'ideale di giustizia. Giustizia sociale, giustizia economica, giustizia legale. E come non riconoscersi in questo messaggio? Come faccio io, che scrivo su Donne in ritardo, a non essere in sintonia con lui? Giustizia anche per le donne. Parità, equità.
Ma c'è quel particolare stridente. Quella scelta paraculo che fa tanto elezioni americane anni Ottanta. Quella fede al dito della mano sinistra, schiaffato così in primo piano, come dire: "Ehi, dopo tutte queste sordide storie di puttane e puttanieri, di orge, di divorzi e starlettine, ci vuole un po' di giustizia anche in famiglia. Ci vuole un matrimonio stabile. Io ho un matrimonio stabile vedi? Io porto la fede. Io sono sposato, mica single. Perché io alla famiglia ci tengo, e per questo dovresti votarmi".

Bersani l'ha detto a me. Giravo l'angolo e lui mi ha parlato.

E io non ho potuto fare a meno di pensare che ancora oggi costituisce un plusvalore, un segno di maggiore rispettabilità l'essere sposati. E avere figli. E tutte le altre cose. I buoni valori di una volta. Il Mulino Bianco. Perché è questo il matrimonio: un valore a sé, non una bella cosa che capita a due persone che si amano. Bersani non mi dice: guarda che culo ho avuto a incontrare una donna fantastica che mi ama e che io amo. Perché dovrebbe dirmelo in campagna elettorale? No. Lui mi dice: guarda che affidabile che sono perché sono sposato. E quindi, io penso, se non lo fossi saresti meno affidabile?

E perciò mi è passata la voglia di parlare di un luminoso futuro. Perché ho pensato che sarà difficile uscire dal medioevo sociale in cui siamo precipitati, facendo appello al binomio serietà-matrimonio. Non che io sia contraria al matrimonio eh, ma non credo che questo abbia molto a che fare con le capacità di un politico.
E mi torna in mente quel post che scrissi tanto tempo fa, sul matrimonio delle donne: sposata o sfigata. La ragione di vita di una donna deve passare attraverso il matrimonio. Te lo suggeriscono da ogni angolo: sui giornali, negli oroscopi, nei film, nelle pubblicità. E poi arriva Bersani e sembra dire: "Eh già, anche io sono sposato".
Parità o medioevo sociale?

lunedì 5 dicembre 2011

"Commuoviti ma correggimi"

Eccola, ce l'abbiamo: "Commuoviti ma correggimi" è la frase dell'anno. Una frase riassuntiva della potenziale perfezione dei rapporti tra uomo e donna. Una frase pronunciata da un uomo, che viene in soccorso di una donna, e che poi ne chiede comunque l'aiuto. La scena l'avete vista no? Il ministro Fornero che si commuove parlando dei sacrifici richiesti dalla manovra economica, Monti che continua il discorso al posto suo, ma che a un certo punto le chiede conferma. Oh che meraviglia. C'è di che commuoversi eccome.
Scusate, mi sono fatta prendere la mano. Era un po' che non sapevo bene che pensare di questo nuovo governo. Di sicuro mi hanno fatto piacere tre ministri donna in ruoli piuttosto importanti. Di sicuro mi hanno dato il voltastomaco le solite disquisizioni idiote sull'altezza dei loro tacchi, come se a qualcuno gliene fregasse qualcosa, o, ancora peggio, come se le loro capacità o incapacità dipendessero da quel particolare. Come se io mi mettessi a commentare i capelli di Monti, notando che sono più folti di quelli di Berlusconi. Okay, questo l'ho fatto. Ma che c'entra, era per ridere.
Comunque avevo letto che Elsa Fornero era una che di pari opportunità ne sapeva a sufficienza. Avevo letto che non accettava inviti ad eventi dove le donne fossero assenti. Magari è una leggenda metropolitana, ma mi è piaciuto crederci. Poi oggi succede il putiferio. Prima l'incontro con la delegazione del forum nazionale giovani, i cui rappresentanti erano tutti maschi. Il ministro, inorridito, non ha perso l'occasione per farlo notare. "Figli miei, siete giovani, siete emancipati, siete avanti e poi? Le donne me le lasciate a casa?" Questo doveva essere più o meno il senso del suo discorso. E sapete cos'hanno risposto i delegati? Beh, che in fondo anche dall'altra parte del tavolo c'era una sola donna. Poi uno non deve dire che gli uomini sono veramente idioti. Ma non lo diciamo, dai. Probabilmente voleva essere solo una battuta. Infine la notizia in prima pagina su tutti i giornali: la Fornero, in veste di ministro del welfare, si commuove spiegando la parte della manovra che riguarda le pensioni. Non riesce ad andare avanti, e allora Monti continua il suo discorso. Sì, okay, sarà stato l'accumulo di stress dopo ore di riunioni per una manovra su cui tutto il mondo ha gli occhi puntati, sarà stata l'emozione della prima conferenza stampa, sarà stato pure il ciclo mestruale o gli scompensi ormonali della menopausa, ma nessuno mi toglierà mai dal cuore la sensazione di grande umanità di questa persona. Alla faccia dei tecnici, poi. Ecco, ecco perché le donne fanno bene nei posti chiave di responsabilità. Ecco che cosa portano. I superficiali notano solo le lacrime, quelli più attenti vedono tutto il resto: professionalità e dedizione al lavoro prima, umanità e spirito di collaborazione poi. Consapevolezza del proprio lavoro, delle difficoltà, dei rischi. Capacità di lavorare con tutta se stessa, non solo con la testa (o con altre parti anatomiche), ma anche con l'anima. Poi possiamo andare a sindacare se le scelte sono giuste o sbagliate, poi possiamo entrare nel merito. Ma non possiamo non notare il cambiamento. La Fornero piangeva ma ha trasmesso forza. E la sua è una figura così solida che ha messo in secondo piano la notizia che forse tutti avrebbero fatto circolare più volentieri: Monti rinuncia al suo stipendio da Presidente del Consiglio. Una decisione sobria e saggia, che in un momento come questo, in cui gli Italiani che non hanno più un euro in tasca contano volentieri quanti ne hai in tasca tu, era proprio opportuna. Eppure la notizia "buca di meno". Quello che appare come una novità assoluta è il ministro coinvolto emotivamente nel suo lavoro. E vi pare poco? Non ho memoria o comunque non mi hanno mai trasmesso prima questa sensazione. Magari resterò comunque in mutande, finirò sotto un ponte o lavorerò fino a 94 anni senza che nessuno possa staccarmi il polmone artificiale. Però lo farò perché me l'ha detto qualcuno con una certa dignità. Me l'ha detto seriamente e anche piangendo. E allora va bene, ti odio lo stesso, ma ti perdono.

martedì 18 ottobre 2011

Risposta al quesito precedente: "Sì"

Qualcuno sembra essersi fatto la stessa mia domanda. E sono arrivate le risposte: per esempio qui.
Volevo solo rilevare (e poi la smetto, prometto) che non ho dati statistici ufficiali ovviamente, ma dalle immagini degli scontri sembra evidente che le donne siano comunque sempre una minoranza. Qualcuno dirà "E meno male". Ma io non so. Facendo uno sforzo per sospendere ogni giudizio negativo sull'accaduto, per tenere solo una fredda statistica, resta sempre il solito dato: il grosso lo fanno sempre gli uomini. Anche in contesti dove si predica la distruzione di tutto ciò che è rigido, vecchio, conservatore, discriminante. Sì, vabbè, si dice che le donne abbiano sempre contribuito a fare la guerra (e anche l'amore). Ma in che percentuale (per entrambe le cose)?
Non so cosa mi sia preso. Eppure la matematica l'ho sempre detestata.

lunedì 17 ottobre 2011

Ma i black bloc sono anche donne?

Post in differita da ieri pomeriggio.

Sono su un treno e per una volta c'è qualcosa di peggio di cui parlare. Insomma, la brutta notizia non è che sto viaggiando con Trenitalia lungo l'infinita tratta Roma-Trieste. La brutta notizia è che nelle ultime ore mi sono proprio voluta male.
Intanto ho finito di leggere l'ultimo libro della Mazzantini: Nessuno si salva da solo. E, a commento di ciò, aggiungerei anche "E sticazzi". Bello, eh, per carità. Molto. Ma, tanto per darvi un'idea, cito la quarta di copertina:
"- Dillo.
- Cosa?
- Dì che non mi ami più. Dillo adesso che siamo in pace… così me lo faccio scendere.
Gli sorride con quei denti che si sono ingoiati il paradiso.
-  Non ti amo più, Gaetano.
Annuisce e ride con lei…poi gli occhi si fermano e si gonfiano di tutto, come quelli dei bambini.
- Dillo anche tu.
- Io non lo posso dire.
- Dillo.
- Non ti amo più, Delia.
- Lo vedi…lo possiamo dire."
Diciamo che se sei già incline al suicidio (tipo perché ti sei appena separato), non è proprio un'iniezione di ottimismo. Poi ho insistito ascoltando un paio (no, dico, un paio!) di album dei Baustelle. Non so perché, vi giuro. Erano là nell'iPod, infidi, sotto la lettera B, e mi sono partiti quatti quatti dopo la raccolta di Barry White. Quindi cercate di immaginare: io sul treno, altezza Bologna, che passo dal mood Jimmy Z degli anni Ottanta al decadentismo paranoico di oggi. Dalla cocaina all'eroina. E senza assumerle.
E poi cazzeggio col computer, che è domenica e non lavoro. E continuo a farmi del male, perché faccio quella cosa balorda che faccio quando ho bisogno di un po' di adrenalina. Leggo il sito del Giornale e del Manifesto. Affianco le finestre e mi sparo questo trip incredibile. Oggi c'era da godere parecchio, in effetti. Solo che poi questa esperienza ti lascia esanime sul sedile. E cerchi di tirarti su pensando all'ultimo libro che hai letto o all'ultima canzone che hai ascoltato.

Ma insomma, dopo aver letto l'editoriale di Feltri sul Giornale, che titolava "Altro che indignati, sono criminali" e quello di Valentino Parlato sul Manifesto, che titolava "Una epoca nuova", ho cercato di farmi un'opinione equilibrata in merito a quello che è successo ieri a Roma. Che poi ero là anche io, e un po' d'indignazione ce l'avrei avuta, eh. Sono andata a trovare una cara amica, incinta di 7 mesi, e per un attimo abbiamo pure pensato di affiancarci al corteo, di ingrossarne le fila (che nel suo caso - ma anche nel mio, pur non essendo incinta - sarebbe riuscito benissimo). Siamo scese dalla metropolitana e abbiamo saputo che si stava scatenando la guerriglia urbana. Così, abbiamo ripiegato su un surreale giro per le vie deserte della città, lontano dai tafferugli, ingrossando le fila di quelli che passeggiavano per via Condotti, in cerca di una boutique dove spendere dai tre ai cinquemila euro.
Ora, riavutami dallo choc di aver letto per intero un editoriale di Feltri (il suo pensiero più illuminante: "Quello dei giovani è sempre stato un falso problema che si risolve lasciandoli invecchiare."), e da quello di Parlato (a proposito degli scontri: "è bene, istruttivo che ci siano stati. Sono segni dell'urgenza di uscire da un presente che è la continuazione di un passato non ripetibile."), mi pongo delle domande.
Tipo: ma per fare il black bloc c'è un corso? Cioè, come fai a diventare black bloc? Ti iscrivi? Su facebook? Cioè, questi qui si saranno coordinati, si saranno dati un appuntamento da qualche parte, tipo come quando ci sono i flash mob. Insomma, non saranno un'entità aliena che si materializza improvvisamente solo durante le manifestazioni (solo durante alcune: quelle italiane). Quando sei un black bloc che vita fai? Quando non devi incendiare un cassonetto per esempio, come impieghi il tuo tempo? Leggi? E cosa leggi? Immagino non la Mazzantini. E che musica ascolti? Forse i Baustelle sì. Di sicuro non Barry White. Che guardi in tivvù? Perché ce l'avrai una tivvù. E non posso credere che tu non abbia mai dato nemmeno una sbirciatina al Grande Fratello. Su dai, ammettilo che per cinque minuti ci hai pensato anche tu a come sarebbe stare in quella casa, senza niente da incendiare. O forse sei veramente un duro e puro: senza tivvù, senza computer, senza telefonino, senza casa, senza lavoro. Una situazione molto simile a un sacco di gente che invece sfilava pacificamente nel corteo. Però il black bloc spacca tutto, lancia sampietrini, incendia cassonetti, prende a mazzate le macchine posteggiate. "Non chiediamo un futuro, ci prendiamo il presente" dicono in uno striscione. Ma si saranno messi d'accordo per fare quello striscione, no? Cioè, uno avrà detto: "Oh, chi porta lo striscione? Che ci scriviamo su?" Avranno fatto un brainstorming. Si saranno telefonati.
"Metti fuck the system"
"Noo, già sentito"
"Allora metti 'spacca tutto'"
"No, troppo semplice, quello lo scriviamo sui muri con lo spray, che fa più scena"
"Elaboriamo un concetto simbolico"
"..."
"..."
"Chiamiamo un'agenzia di pubblicità?"
Ecco, io vorrei sentire le intercettazioni dei black bloc. Quello vorrei sapere. Che le conversazioni tra le giovani adepte del pdl hanno un po' stufato. Possibile che dei black bloc non si sappia niente? Qualcuno lo hanno arrestato. Me lo intervistate per favore? Mi dite chi è e che ha in testa, a parte il casco? Ma interessa solo a me dare un volto e un nome alla causa di tutto questo? Cioè, mi pare abbastanza importante sapere, capire, punire. Così magari ci evitiamo pure altri editoriali di Feltri. O di chi ci specula su.
E infine, siccome siamo su Donne in ritardo, mi chiedo: ma esistono le black bloc donne? O sono tutti maschi? In quel presente che vogliono prendersi subito, hic et nunc, ci sono le pari opportunità? O il presente se lo prendono con tutto lo schifo che c'è dentro? A scatola chiusa. E le donne black bloc che ruolo hanno all'interno di questa pseudo organizzazione? Lavano le magliette dopo le manifestazioni? Preparano gli ingredienti per le molotov? Stanno nelle retrovie a curare i feriti, oppure stanno indistintamente in prima linea?
Vi lascio, oltre che con questi brillanti interrogativi, con la testimonianza di una donna al corteo. Molto indignata, a questo punto, un po' per tutto.
Leggete qui.

martedì 31 maggio 2011

Bambini mangiati e bambini fortunati

Confesso che la suspense di queste ultime due settimane non era voluta, però ci stava bene. Lungi da me influenzare le vostre scelte di voto con qualche post partigiano. Che poi, alla fine, io non sono nemmeno comunista, anche se qualcuno mi dipinge così. Del resto è normale: non posso mica scrivere articoli che denunciano la discriminazione delle donne e poi pretendere di passare per moderata.
Insomma, è finita. O meglio, è iniziata. O entrambe le cose. Dipende dai punti di vista.
Persino nella mia città, storicamente abbarbicata a destra, ha vinto il candidato del PD. E quindi, se addirittura qui, la destra perde, significa che ha veramente dei problemi. Comunque adesso, per citare mia madre, che ha votato imperterrita per il candidato del Pdl, "Stiamo a vedere". Lei ovviamente starà a vedere i primi passi falsi che farà la nuova amministrazione, a cui non verrà perdonata nemmeno una crisi coniugale dei neoeletti, o un brutto voto a scuola dei loro figli, io invece starò a vedere se la promessa di comporre giunte per metà al femminile sarà mantenuta. Almeno là dove se ne è parlato: Milano e Napoli. Che poi sono anche le città dove hanno vinto i candidati, diciamo così, più estremi. E questo rassicura, perché si presume che le donne saranno più sensibili alla questione dei bambini cucinati e poi mangiati da tutti questi comunisti. Insomma, il cinquanta percento di assessori donne dovrebbe essere quantomeno una garanzia. E chissà, magari faranno anche in modo che questi bambini non solo non vengano mangiati, ma vengano addirittura tutelati con politiche di sostegno alle famiglie e al lavoro. Magari si preoccuperanno di garantire che le donne possano decidere di avere dei figli senza rinunciare alla carriera. Magari lavoreranno per migliorare la libera circolazione di genitori e bambini in città. Magari si impegneranno a combattere la discriminazione. Magari.

domenica 15 maggio 2011

Election day

Vorrei solo fare una piccola osservazione. Una cosa breve, giusto perché sono costretta a casa da una tempesta invernale e non posso essere al mare, come avevo programmato. Quindi è una cosa breve, ma anche piena di rancore.
Allora, in questi giorni, in diverse città italiane, tra cui la mia, si vota per le amministrative. A parte che, non so se da voi è uguale, ma a Trieste c'è stata una straordinaria attenzione dei candidati per la soddisfazione enogastronomica degli elettori. Tutto un tripudio di rinfreschi, aperitivi, cene, cenette, fino ad arrivare al culmine, venerdì sera, con feste e fuochi d'artificio per la fine della campagna elettorale. Chiaramente, il triestino medio, noto buongustaio, non si è fatto scappare nemmeno un gazebo, passando disinvoltamente da SEL a Forza Nuova e ritorno. Che poi mi domando, ma le feste non sarebbe meglio farle alla fine, in caso di vittoria, tipo ringraziamento? Fatte prima, queste profusioni di affetto calorico mi sanno tanto di voto di scambio. Comunque.
Mi guardavo intorno, proprio venerdì sera, all'apice dell'eccitazione politica, quando tutti i candidati sfilano tronfi come galli da combattimento, aiutando vecchine impaurite ad attraversare la strada, sostituendosi ai cani d'accompagnamento per ciechi, interessandosi al problema del commerciante col registratore di cassa difettoso, e notavo una cosa. Una piccola, banale e insignificante cosa: nessuna candidata donna. Guardo nelle altre città e l'unica è a Milano, ma spero che perda.
Pensate che da noi hanno addirittura sdoganato i giovani, per cui la Lega candida un trentenne, ma le donne ancora no. Pare esagerato. Eppure le triestine hanno fama di una certa intraprendenza, e non solo in campo sentimentale. Ma niente. Abbiamo un'eccezione alla presidenza della Provincia, ma se consideriamo che Trieste non ha, di fatto, una provincia, possiamo dire che non conta.
E allora, mi viene il triste sospetto del ruolo che abbiano ricoperto, le donne, in questa campagna elettorale: sì, i rinfreschi erano proprio ottimi.

mercoledì 23 febbraio 2011

Donne incostituzionali

Non ho nemmeno fatto in tempo a scrivere di quote rosa, che già l'iniziativa è miseramente naufragata. Allora, intanto la commissione Giustizia del Senato ha dato parere negativo per via di un'apparente incostituzionalità. Ora, non sono un'esperta giurista, né ho studiato legge, ma all'Università un esamino di diritto pubblico l'ho fatto, e quando ho letto la Costituzione, mi pareva che il senso di parità tra uomo e donna fosse abbastanza chiaro. Poi possiamo anche andare a ravanare sui singoli articoli, sulle virgole, sulle parole esatte, ma nessuno mi toglie dalla testa che il messaggio generale della nostra Costituzione sia quello della piena uguaglianza e tutela di tutti i cittadini italiani, che devono avere le stesse possibilità e libertà di espressione e di realizzazione personale, familiare, sociale e professionale. Ecco, da questo punto di vista, una norma che preveda una quota del 30% destinato alle donne nel Consigli d'Amministrazione delle società quotate mi pare che vada, seppur lentamente, nella direzione indicata dalla Costituzione.
Non mi dilungo sui dettagli legali della controversia, ma riporto solo lo stralcio che più mi ha indignata:
In pratica, la sanzione per le aziende che non prevedono il 30% delle donne nei CdA, consiste nello scioglimento del CdA stesso. Che, francamente, a me pare il minimo, oltre che assolutamente "proporzionale". Perché è proprio questo il piccolo dettaglio che ci fa capire quanto grande sia la discriminazione della donna: ritenere esagerata una sanzione di fronte a una forma di razzismo. Significa che non hanno capito un accidente del problema, che è un problema culturale e sociale e che alla lunga porta anche un danno economico. Significa che la questione è grave e seria e richiede la massima attenzione. Per cui, se mi dici che è esagerato chiudere un CdA per questa stronzata, allora ti dico che è anche esagerato che tu guadagni un milione di euro l'anno per amministrare una società in perenne perdita. Applichiamolo ovunque allora, questo benedetto principio di proporzionalità. Per me, quello che ti aspetta sotto casa per tagliarti le gomme della macchina potrebbe anche cavarsela con una sanzione amministrativa di 5 euro. Non vorrai mica denunciarlo? Per me non sarebbe proporzionale: in fondo ha solo tagliato le gomme a te che te lo meritavi.
Chi si prende la briga di contestare questa sanzione, evidentemente non ha ben presente il tipo di danno che il comportamento illegale reca alle donne, che è un danno che, oltre che economico, è anche psicologico e sociale. Una donna non sarà libera di autodeterminarsi. E per me, la privazione della libertà è una questione seria. Ora, voi potrete dirmi che a livello legale non c'è nulla che impedisca alle donne di accedere ai CdA, ma, come ho già detto in altra sede, non c'era nemmeno nessuna legge che ci impedisse di imparare a leggere e a scrivere, eppure hanno sentito la necessità di rendere la scuola obbligatoria. E perché? Perché l'analfabetismo, così come l'esclusione delle donne dai centri vitali del potere e dell'economia, peggiorano la nostra civiltà.
Bene, tornando alla pratica, adesso pare che le quote rosa inizieranno a entrare a regime nel 2018, cioè fra sette anni (probabilmente qualche uomo, membro di qualche CdA, si è fatto il conto di quanto gli mancava alla pensione) e pare che la sanzione prevista per le società che non si adegueranno sarà, udite udite, una diffida della Consob e una multa.
Preso atto di ciò, vado a pranzo, che per protesta non cucinerò io.

lunedì 14 febbraio 2011

Se non ora quando - Trieste

"Com'è bello far l'amore da Trieste in giù" cantava la Carrà duemila anni fa. E in effetti Trieste, la mia città, è sempre stata abbastanza nota nell'immaginario collettivo nazionale come il posto in cui maggiormente si indulgeva alle gioie dell'amore. Sarà perché è sempre stata un porto di mare, sarà perché ha vissuto sotto l'influsso austriaco fino a poco meno di un secolo fa, sarà perché le triestine hanno sempre avuto fama di essere bellissime. Non lo so. Comunque, tanto per dire, mia nonna materna negli anni Trenta andò a trovare dei suoi parenti che si erano trasferiti nel Lazio, e ci andò da sola, in treno. Sempre da sola, mia nonna usava andare al cinema, per godersi qualche momento di relax. Arrivata a Latina, mia nonna fece scandalo, ovviamente. Trieste ancora oggi ci dimostra che quello che dico è vero: nei bar del centro si incontrano signore di ottant'anni che bevono caffè e fanno conversazione. La città ne è piena. Di bar e di signore di ottant'anni. Una volta, dal parrucchiere, ho sentito un'anziana signora raccontare che dopo la tinta sarebbe andata al mare, lasciando al marito un buonissimo panino con la mortadella sul tavolo della cucina. Basta spostarsi qualche chilometro più a nord, o più a ovest, per notare già il cambio di scenario: i bar sono popolati da uomini di ottant'anni che bevono calici di vino e giocano a carte. Delle donne nemmeno l'ombra. Parlo di vecchie generazioni perché Trieste è anche una delle città con la media più alta di anziani d'Italia. Credo che tipo il 70% della popolazione qui abbia più di settant'anni. Ultimo breve dettaglio che vorrei precisare: Trieste è una città di destra. Per ragioni storiche, sociali, politiche che adesso sarebbe lungo spiegare. Ma fidatevi. In tutta la storia politica della città, l'unico sindaco di sinistra che abbiamo avuto è stato Riccardo Illy, l'imprenditore del caffè (poi diventato Governatore del Friuli Venezia Giulia). Quindi capite anche voi cosa intendo.
Insomma, tutto questo per dire che le donne a Trieste non hanno mai brillato per castità, né si sono mai particolarmente distinte per campagne di moralizzazione sessuale, né hanno mai dimostrato un particolare attaccamento ai precetti della Chiesa, e detestano i comunisti. In pratica, le sostenitrici ideali del nostro Presidente del Consiglio, che se non avesse concentrato tutta la movida ad Arcore, probabilmente sarebbe venuto a Trieste, magari intrattenendosi con donne più esperte, vista l'età media.
Questi pensieri stavo facendo ieri mattina, mentre andavo verso Piazza Unità d'Italia per partecipare alla manifestazione "Se non ora quando".
"Troverò qualcuno? E se sì, quanti saranno? Dieci, venti? Tre secondo la Questura? Maledetta pigrizia: dovevo andare a Roma."
E invece, con mio immenso stupore, grandissima gioia e anche un po' d'orgoglio campanilistico, ho trovato tremila persone ad aspettarmi. Cioè, ad aspettare e accogliere donne di tutte le età, fedi politiche e culture. Ovviamente l'età media della piazza si aggirava intorno ai sessant'anni, per forza di cose. Ma che c'entra. Ho trovato invece interessante notare come delle donne così storicamente libere e poco abituate a scandalizzarsi (dimenticavo: qui abbiamo anche il più alto tasso di topless da spiaggia, anche questo, ahimè, a tutte le età), abbiano scelto di scendere in piazza a protestare per la dignità calpestata. Voglio dire, dobbiamo essere proprio mal messe se addirittura le triestine sentono la necessità di mobilitarsi. E mi fa ancora più ridere la Santanchè (che già faccio fatica a seguire seriamente da quando la Cortellesi ha iniziato a imitarla), perché quando parla, assieme a Ferrara, di bacchettone e bigotte, non sa che un capoluogo di Provincia, nell'estremo Nordest, dove c'è il più alto consumo di Viagra del paese, la sta smentendo platealmente. Insomma, questa ennesima, sterile polemica delle donne moraliste che giudicano le escort e il loro diritto a prostituirsi, non sta né in cielo né in terra e né, aggiungo io, su nessun cartellone che ho visto alla manifestazione.
Evidentemente, le triestine (e i triestini) hanno sentito la necessità di dire qualcosa, di dimostrare un disagio. E si tratta del disagio che purtroppo anche in questa città le donne vivono spesso. Il disagio di sentirsi chiedere ai colloqui di lavoro se si ha intenzione di avere figli, il disagio di guadagnare di meno rispetto a un uomo a parità di livello e competenze, il disagio di non poter fare carriera, il disagio di non sapere dove portare i figli dalla fine della maternità al terzo anno compiuto del bambino. Sopportare tutto questo è già abbastanza impegnativo, se poi ci aggiungiamo anche il Rubygate, e cioè l'ennesima celebrazione del maschio dominante che si diverte sulla nostra pelle, beh, pure le triestine non ci hanno visto più. E mi pare anche tutte le altre. O meglio, tutte quelle che sono abituate ad affrontare quotidianamente i problemi e le difficoltà reali delle donne, piuttosto che a cazzeggiare con considerazioni politiche fini a se stesse (a destra come a sinistra).
Bene. Detto questo, accanto alle anziane signore di Trieste c'ero anch'io. C'erano diverse mie amiche. Molti conoscenti. Il fotografo Massimo Battista, che ringrazio per l'immagine d'apertura di questo post. Qualche politico in campagna elettorale per le prossime amministrative. E una mia cara amica dei tempi dell'Università, che è venuta con l'influenza, perché non voleva mancare. Il marito invece non poteva: doveva farsi la doccia. Giusto. L'igiene prima di tutto.

giovedì 3 febbraio 2011

Se non ora quando - Roma, 13 febbraio

Non mi posso assentare un attimo che succede il finimondo. Scusate, ma in questi ultimi giorni ero intenta a fare quella cosa che fanno tutte le donne. Quella cosa che ci porta spesso fuori casa. Quella cosa che ci fa tornare stanche la sera, ma a volte anche un po' contente. Insomma, lavoravo. E mentre lo facevo (in maniera più intensa del solito) nel mondo è successo di tutto. Ora mi sono un attimo fermata, così ci ragiono un po' su (più che altro sono a letto aspettando che cessi l'effetto dei sei caffè che ho bevuto oggi). Allora, intanto in Egitto e Tunisia non ci si può più andare. Almeno per ora. E già questo mi getta nello sconforto. Poi Current TV manda in onda il video della lapidazione di un uomo e una donna afghani che fa il giro del mondo e per il quale, evidentemente, non si era mobilitato nessuno. Il direttore generale della Rai telefona in diretta a Santoro dissociandosi dalla sua trasmissione. Il Presidente del Consiglio telefona a Lerner per insultarlo. Presa dall'entusiasmo, è venuta anche a me la voglia di comporre numeri a caso e sfogare lo stress di questa settimana. E poi, finalmente, vedo tutto un fiorire di iniziative delle donne su facebook. Vedo che c'è questa operazione virale di cambiarsi l'immagine del profilo con quello di una donna particolarmente in gamba del passato (o del presente). Donne che hanno aiutato il cammino verso la parità. Io alla fine ho lasciato la mia foto, in quanto Benedetta Gargiulo, che scrive il blog Donne in ritardo.  E così me la cavo e posso continuare a coltivare in pace la mia atavica pigrizia. Ma non finisce qui. Fioriscono qua e là manifestazioni, sit in, flash mob per sottolineare la distanza tra le donne normali, quelle che lavorano, che studiano, che si sacrificano, che combattono, che tengono alla loro dignità e quegli uomini (e alcune donne) che invece continuano sulla strada della discriminazione, dello svilimento, dell'insulto e dell'offesa. Oddio. Vuoi vedere che qualcosa si muove? E poi, arriva quella notizia che non ti saresti mai aspettato: una manifestazione nazionale delle donne. Che, voglio dire, di cortei e discese in piazza ne abbiamo visti di ogni tipo: metalmeccanici, studenti, Aquilani, allevatori, gay&lesbiche, pacifisti, sindacalisti, girotondini, e sicuramente ho dimenticato qualcuno. Ma donne, mai. Credo di avere avuto due anni quando c'è stato l'ultimo corteo femminista in Italia, e non penso che mia madre mi ci abbia portata, visto che aveva troppo da fare. Comunque questo non è un corteo femminista, ma è una manifestazione di donne. Non vi fa strano? A me un po'. Non so, non me l'aspettavo. Si chiama "Se non ora quando" (non so se per una citazione del romanzo di Primo Levi) e si terrà in diverse città italiane, ma principalmente a Roma il 13 febbraio. Pensa te, scrivo da quattro mesi e ho già scatenato un movimento di piazza. Ma no no, lo so che il merito non è mio. Dobbiamo ringraziare il nostro Premier invece, che ci ha fatto scattare la molla dell'attivismo. Che poi non è questo che fanno i leader? Provocano l'entusiasmo delle persone, le spingono ad agire. E Berlusconi, evidentemente, ha avuto questo merito. Grazie Premier, che ci fai scendere in piazza.
Non lo so se riuscirò ad andare a Roma. Ho tante resistenze: i figli, la domenica, il viaggio lungo, Trenitalia. Ma soprattutto la causa stessa che ha scatenato tutto questo. Che è una causa politica. Mi domando se tutte queste donne si sarebbero mobilitate lo stesso se avessimo avuto un Presidente del Consiglio schivo e riservato, se invece dei festini con le escort avesse organizzato dei tornei di canasta con i suoi collaboratori. Mi domando insomma se le donne prima di Berlusconi se la passavano meglio e se dopo Berlusconi (perché un giorno, anche se vi sembra impossibile, ci sarà un DOPO) non ci saranno più discriminazioni sui posti di lavoro, né donne nude sui cofani delle macchine, e i lavori domestici saranno ripartiti al 50% nella coppia. Ecco, questa è la mia remora. Mi piacerebbe che la questione politica si limitasse ad essere solo la miccia, il casus belli, e che poi si parlasse di altro, e cioè dei problemi globali e totali che vivono le donne ogni giorno. Invece ho il timore che l'onda di protesta femminile venga poi cavalcata politicamente (e non uso a caso questa metafora) e non socialmente. Ho paura che molti non si siano nemmeno posti tutti i problemi che ci siamo posti noi fino a oggi. Ho paura che venga tutto oscurato dall'impellente esigenza di mandare a casa Berlusconi e niente più. Invece mi piacerebbe che il claim dello spot di questa iniziativa, girato dalla Comencini e recitato dalla Finocchiaro: "L'Italia non è un paese per donne", portasse avanti proprio questo concetto, al di là della politica. Ma poi mi dico "Basta con tutte 'ste pippe! Che poi hanno ragione a dirci che chiacchieriamo troppo e non combiniamo niente".
Ci vediamo a Roma.


martedì 25 gennaio 2011

Il precariato delle escort

Oggi sento una sorta di pressione mediatica. Vedo post su facebook, leggo anatemi sugli altri blog, sfoglio pagine di giornali pieni di articoli sulla deriva morale. E io sono qua, a scrivere di varie amenità. Su uomini e donne che si sforzano di convivere pacificamente, di piccoli eventi quotidiani che ci rovinano le giornate, di bambini, di cartoni animati, di treni e supermercati. Mi sento inadeguata. Qualcuno mi ha anche chiesto: "Ma non scrivi niente su Berlusconi?"
E che cosa potrei mai scrivere che non sia già stato detto o scritto? Ma soprattutto: come preservare intatta la mia ironia e leggerezza? Come mantenere invariata la voglia di vivere?
A dire la verità non sono poi molto scandalizzata dalle recenti vicende. Insomma, non vorrei dire la solita frase supponente (che però dà sempre tanta soddisfazione): "Ve l'avevo detto". Sì, perché il fatto che in Italia siamo paurosamente indietro con le pari opportunità, il fatto che non si possa circolare con i passeggini, il fatto che non si possa cambiare un bambino in un bar o in un ristorante, il fatto che i padri non abbiano cinque mesi di congedo obbligatorio di paternità, il fatto che la gente mi guarda male se regalo una cucina Ikea a mio figlio, alla fine, tutti questi fatti, portano a questo risultato. E qual è questo risultato? Che un uomo di potere ultrasettantenne possa intrattenersi con delle giovani donne (che ne ricavano lauti compensi), senza perdere il gradimento nei sondaggi. Perché in fondo è un maschio e gli piacciono le femmine. Che ci può fare? Anzi, cosa sarà mai tutto questo clamore attorno al mito del fascino latino? Sì, vabbè, magari avrà commesso qualche leggerezza, perché in fondo, il maschio latino è sempre un po' ingenuo. E anche molto creativo e fantasioso. Per quello gli è scappato di far passare una ragazza marocchina per la nipote di Mubarak. Se gli italiani non fossero fantasiosi, non potremmo avere un'intera economia basata sull'export del made in Italy. Di giustificazioni se ne possono trovare mille. E sono tutte dettate dalla nostra cultura. La stessa che poi, nelle ricerche, ci dice che più del 70% delle donne, dopo il lavoro, svolgono i lavori domestici, cucinano e stirano, mentre gli uomini no. La stessa cultura per la quale è figo organizzare un evento sulle automobili e farcirlo di ragazze seminude. Possibilmente distese sui cofani di quelle macchine. Per esempio. Insomma, tutto quello che ho scritto finora su questo blog, porta alla conclusione che vediamo oggi in tutti i telegiornali (compreso quello di Minzolini, che giustamente non si sottrae alla legge del gossip), e che leggiamo dappertutto, online e offline.
E che dire poi di Ruby e le altre? L'ho scritto in un commento sul blog di Stefania: sono rimasta colpita dai discorsi intercettati di una di queste ragazze. Stava parlando con la Minetti, l'ex igienista dentale del Premier, ora consigliere regionale della Lombardia, e si lamentava della sua situazione di precariato. Diceva che era stufa di aspettare, che non poteva mica rischiare di ritrovarsi senza niente in mano ed essere costretta a cercarsi un lavoro da 1000 euro al mese come tutti i suoi coetanei. No, la prospettiva la terrorizzava. Voleva un tornaconto concreto da Berlusconi. Voleva sistemarsi, insomma. Questo particolare della faccenda, questa conversazione surreale, mi ha fatto ridere. E mi ha fatto anche riflettere. Perché pensate a quanti sacrifici avete fatto per arrivare dove siete adesso, a tutti gli anni sui libri, alle interrogazioni a scuola, agli esami all'università, e poi ai colloqui di lavoro (e soprattutto alle risposte all'invio dei vostri curricula: "Siamo spiacenti di comunicarle che..."), agli stage non retribuiti, ai contratti a progetto senza ferie, senza malattia, ma con "obbligo" di orario fisso (almeno dieci ore), agli stipendi pagati poco, pagati in ritardo, non pagati, ai colleghi maschi che invece andavano avanti, ai capi che vi strizzavano l'occhio e a cui non avete mai risposto. Ecco, pensate a tutto questo e poi pensate a Ruby, diciotto anni appena compiuti, ma anche a Patrizia D'Addario, o alla Minetti stessa, o pure alla vostra ex collega che ottiene una promozione perché l'ha data al suo capo, o a tutte quelle donne che si barattano per andare avanti, per fare carriera, per arrivare dove voi non arriverete mai. Che effetto vi fa? A me un'invidia pazzesca, giuro. Nei momenti di stanchezza mi ritrovo a pensare: "Se solo avessi due gambe come quelle di Ruby, i suoi capelli. Chissà dove sarei adesso. Siccome sono anche abbastanza stronza, sicuramente molto in alto." Ma poi leggo quell'intercettazione sulla precarietà e mi ravvedo. Ormai l'offerta ha superato la domanda. La "via più facile" non è più tanto facile. È diventata stretta quella via, e piena di concorrenti agguerritissime. Tipo il concorso di Miss Italia, o il casting per scegliere due veline su 500.000 candidate. Lele Mora non ha più spazio nella sua agenda ormai. Pensate che sfiga: oggi una donna non può più nemmeno prostituirsi in pace per ottenere quello che le pare, perché il sistema è talmente saturo di questi meccanismi, che quella donna rischia di rimanere pure disoccupata e col reale rischio di dover mandare il curriculum alle agenzie interinali. Solo in pochissime ce la fanno, per tutte le altre c'è lo stesso nostro destino: il precariato, l'incertezza, l'incognita del futuro. Ma almeno, mi consolo io, non avrò dovuto darla a un settantenne. Che non è poco.