giovedì 25 agosto 2011

Mai dire sì

Ieri sera ho fatto un tuffo nel passato. Sì perché quando il futuro è inquietante, quando ti parlano solo della fine del mondo, della crisi economica, della disoccupazione e del braccio rotto di Bossi, non resta che sintonizzarsi su Fox Retrò e sognare di tornare bambina, nei favolosi anni Ottanta, quando c'era Craxi ma tu non lo sapevi.
Insomma mi sono guardata un'intera puntata della serie TV "Mai dire sì". Per chi non lo conoscesse, questo telefilm nasce nel 1982 e ho ben chiaro il ricordo di quando lo guardavo, da piccola. Non so perché, ma la mia memoria ha registrato solo la storia di due investigatori privati che facevano coppia anche nella vita. Lui piacione, lei che se la tirava un po'. Invece ieri sera mi sono ritrovata a fare i conti con la realtà. Cito da Wikipedia: "La serie racconta le vicende di una investigatrice privata, Laura Holt (interpretata da Stephanie Zimbalist), che decide di aprire una agenzia investigativa tutta sua; agenzia che però non viene presa sul serio, in quanto 'è diretta da una donna'. Così, allo scopo di acquisire maggiore credibilità, Laura inventa 'un abile principale maschio' dal nome, appunto, di Remington Steele.
Tutto sembra andare a meraviglia per Laura e i suoi collaboratori (Murphy Michaels e Berenice Fox), finché un giorno, un misterioso personaggio (interpretato da Pierce Brosnan) non tenterà di rubare delle pietre preziose che Laura era incaricata di proteggere. L'uomo, capito il gioco dell'investigatrice, rinuncia al furto e, affascinato dalla donna, decide a sua insaputa di interpretare il ruolo del capo. Il personaggio centrale della serie, Remington Steele, in primis ricopre un ruolo di facciata all'interno dell'agenzia, declinando a Laura e ai suoi collaboratori gli incarichi lavorativi, ma progressivamente 'prende le sembianze' di questo uomo di fantasia e acquisisce sempre più dimestichezza e interesse verso l'attività lavorativa."
Nell'episodio che ho visto ieri, per l'esattezza il terzo della prima serie, tutto questo è saltato fuori dal mio televisore aggredendomi alle spalle e facendo scempio dei ricordi della mia infanzia. La protagonista passa tutto l'episodio a cercare di affidare un compito al suo collaboratore che invece, con una strizzatina d'occhio e un paio di moine continua a fare di testa sua. Ovviamente la ragione sta sempre dalla sua parte, perché lui ha l'istinto del bello e dannato, che non sbaglia mai un colpo. E alla fine, anche Wikipedia registra il succo dei ruoli: Remington Steele è il protagonista; Laura Holt è la co-protagonista.
Ma l'amara sensazione che poi ho avuto, è che questa trama è ancora molto, molto verosimile e credibile. Meno male che c'è sempre Wonderwoman.

4 commenti:

  1. Appunto... In trent'anni nulla è cambiato. Ti rendi conto che tristezza?
    Ah... Bentornata. Ti facevo ancora sullo scivolo kamikaze... ;)

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  2. Comunque Benny è buona regola non tornare mai ai propri ricordi d'infanzia. Soprattutto se risalgono agli anni '80. Non hai idea di quanto mi abbia sconquassato rivedere dopo molti anni la casa nella prateria,e capire molto dopo che il protagonista non era un vero capofamiglia, ma un'orribile maschilista.

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  3. Benedetta, non sei cambiata affatto da quando eri piccola... Non avevi capito nulla allora e non hai capito niente adesso. Remington Steele non era nè un piacione nè un maschilista... Ma una persona ironica e sensibile. Quanti personaggi maschili conosci che hanno atteso 5 anni prima di poter ricevere l'amore di una donna?!? Ovviamente è un telefilm, ma questo "dettaglio" fa capire (a chi sa capire) chi è Remington Steele. Forse era meglio che non ti fermassi alla terza puntata!

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  4. Daniela, scusa, non era mia intenzione parlar male del tuo idolo. Anche a me piaceva, quando ero adolescente. Poi sono cresciuta.

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