giovedì 27 settembre 2012

Diamoci una mossa

Cari cari amici vicini e lontani, sono passati più di due mesi dalla mia ultima apparizione in questo luogo virtuale e avevo anche un certo timore reverenziale ad avvicinarmi di nuovo. Tipo quando non apri uno scatolone da tanto tempo e hai paura che dentro ci siano tonnellate di scarafaggi, di quelli che corrono velocissimi e per questo stesso motivo ti mettono una paura ancestrale. Chissà che avevo paura di trovare qui dentro invece. Non so. Fatto sta che quella che è stata la mia compagna di banco del liceo per cinque ininterrotti anni e che monitora la mia attività online, mi ha gentilmente detto: "E ALLORA?!? STO BLOG NON VA NÉ AVANTI NÉ INDIETRO!"
Quindi, grazie per lo sprone e riapriamo questo scatolone.

C'è un motivo per cui non ho fiatato per due mesi: ero in ferie. Delle lunghissime ferie. Sì, perché mi sono detta: perché uccidersi di lavoro quando il lavoro è pronto a uccidere te? Si badi, io sono la prima appassionata del mio lavoro, ma a patto che si svolga in condizioni di dignità e soddisfazione per tutti. Ma siccome in questo frangente storico-economico siamo molto lontani dai concetti di dignità e soddisfazione, allora ho pronunciato la parola magica, quella parola che tutto può e tutto rivela, l'unica parola capace di dare vero conforto umano, di farci sentire bene e in pace con il resto del mondo: "fanculo".
E ho passato tutta l'estate con i miei figli fino all'inizio della scuola, il 10 settembre. Abbiamo viaggiato, abbiamo visto posti nuovi, abbiamo anche preso la macchina per un'avventura on the road un po' a casaccio, e insomma, ci siamo divertiti.
Niente telefono, niente rompicoglioni, niente Internet.

Adesso sono tornata. Lavoro di nuovo ma molto più tonica e zen. I bambini sono a scuola (fra l'altro il primogenito ha iniziato la prima elementare e non potete immaginare lo stato confusionale che questa cosa mi genera). Ma soprattutto, il blog è sempre qui, e ha sempre molti spunti per essere riempito.
Per esempio, devo riprendere il filone Barbie, che è stato trattato qui, qui, ma soprattutto qui con la campagna When I grow up, e parlarvi della linea Barbie I can be.
Per chi si accosta solo ora a questo discorso, faccio un sunto: Mattel decide che nel ventunesimo secolo, forse, proporre la Barbie sempre e solo conciata come se fosse Cenerentola al ballo potrebbe risultare un po' fuori luogo. Quindi, prendendo spunto dalla realtà circostante, quelli del marketing notano che le donne fanno tante altre cose, oltre al ballo con il Principe. Tipo studiano, lavorano, diventano medici, avvocati, carabinieri, pompieri. E allora ecco che arriva la genialata: Barbie sarà sempre Principessa al ballo, ma anche cavallerizza, pilota di Formula 1, medico, pittrice, e in generale molte altre cose. Questa cosa ce la comunicano con lo spot When I grow up, un anno fa. Quindi io entro in un negozio di giocattoli per comprare una Barbie convinta di trovare il modello "lavoro interinale precario" e invece non trovo niente. Sembra che alle buone intenzioni del marketing non siano seguite quelle della produzione. Questo fino a un paio di settimane fa, quando torno sempre nello stesso negozio e scopro con meraviglia che dovevo avere soltanto un po' di pazienza.

Ecco la linea Barbie I can be. La Barbie che posso essere. Vedete? Qui posso essere medico. E nemmeno in gonna, ma in pantaloni. Okay, con le paillettes, ma pur sempre pantaloni! E accanto a questa c'era anche Barbie I can be veterinario. Poi, non so perché, sempre nella stessa linea, c'era Barbie che ritirava un Oscar vestita con un abito da tremila euro, che se devo proprio essere pignola, non mi sembra che siamo ancora nella sfera del realismo. Comunque non importa. Ci siamo. Stiamo rendendo bene il concetto che puoi andare al ballo, certo, ritirare un Oscar se vuoi, ma anche curare le persone, o scrivere un pezzo su un giornale. Sì, perché poi ho controllato sul loro sito e abbiamo anche la giornalista, l'architetto, la dentista e una non meglio specificata professione di "diva digitale".
Sono stata molto contenta di comprare la veterinaria, alla fine. E anche la bambina che l'ha ricevuta in regalo sembra aver apprezzato. Ovviamente il mio primogenito mi ha chiesto perché dovevamo regalare una Barbie con un vestito così brutto e io ho tentato il suicidio.

9 commenti:

  1. fantastico Lorenzo!!

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  2. bentornata!
    l'interrogativo di tuo figlio mette la zampetta nel mio tumulto di dubbi...non è che noi mamme tutte d'un pezzo finiremo per colpevolizzarli per un pizzico di vanità? non finiremo per scoraggiare il sogno e per non permettere la fuga e un pò di leggerezza edonistica nemmeno nel gioco?

    Comunque meno male che non c'era BARBIE igienista dentale :-D
    PATRIZIA

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    1. Ma no, ma no! Evviva la leggerezza! Lo smalto sulle unghie e le scarpe di Jimmy Choo. Però a un certo punto si deve compensare. Un po' uno e un po' l'altro. Una sera ritiri un Oscar e il giorno dopo svermini un gatto :)

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    2. Concordo!! Almeno nei giochi di ruolo! Ci sara' tutta la vita per sbattere il muso contro la disoccupazione e le miserie.

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  3. ci voleva un po' di sana benedetta!

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  4. Bentornata :)con o senza Barbie, che contino a detestare pure quando fa la veterinaria.

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  5. A me è piaciuta intanto la prima parte del tuo racconto, questa tua decisione di mollare tutto per ben due mesi, e volontariamente, per la qual cosa ti invidio sommamente!

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  6. Io lo dico sempre che ci fregano da piccole con la storia del principe azzurro (e delle corrispondenti barbie)

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