mercoledì 16 febbraio 2011

Telecom paladina delle donne

Non so se si era capito dal post "Terrore al centro estetico", comunque chi mi conosce lo sa molto bene: a me piace mangiare. Ma non scafandrarmi qualsiasi cosa. Non sono il tipo che si fa fuori un vaso di Nutella davanti alla TV, per intenderci. Cioè, se ci fosse, la Nutella sicuramente avrebbe vita breve, per cui non la compro direttamente. Ma non mi costa fatica, giuro, ci rinuncio volentieri. Quello a cui non rinuncio è la buona cucina. Che ne so, la pasta al forno con le polpettine, per esempio, il filetto in crosta di pane, gli spaghetti allo scoglio, i ravioli alla zucca con ricotta affumicata. Cose così. Ecco, più che la Nutella davanti alla TV, prediligo quei tre-quattro etti di pasta al forno. Senza fondo alcuno. Non sono mai stata particolarmente attratta dalle cosiddette "schifezze", quelle che la mamma ti dice sempre di non mangiare a scuola, per merenda. Non amo le merendine (non in quantità industriale almeno), né i panini del Mc Donald's. Certo, per mantenere equilibrata la quantità di tossine presenti nel mio corpo, ogni tanto un panino me lo mangio. Ma capiterà due volte all'anno. Mc Donald's rappresenta la quintessenza delle "schifezze": l'abbiamo sempre saputo anche prima che uscisse il film Super size me. Quel retrogusto chimico che accomuna un cheesburger a un Mc Bacon e a un Big Mac e che, di fatto, rende identici tutti questi panini, a volte spaventa. Quel cetriolo che poi non va né su né giù. E vogliamo poi parlare del pane? Ma è pane? Non lo sapremo mai. Insomma, molto meglio un altrettanto calorico panino con la mortadella. Magari in una baguette, con un filo di maionese (si vede che non ho fatto colazione, oggi?). Quello che mi meraviglia sempre è la pubblicità dei panini Mc Donald's. La scorsa settimana, nella stazione dei treni di Milano, ho visto totem enormi che gridavano concetti come "genuinità", "qualità", "italianità". Erano totem pubblicitari di Mc Donald's, mica della pasta De Cecco. Questo trend mi sconvolge sempre. E dire che io faccio proprio questo lavoro. Ma niente, poi quando vedi il risultato finale ti stupisci ogni volta. Il simbolo del più deteriore regime alimentare ha ovviamente un bisogno disperato di ripulirsi e di dare di sé un'immagine positiva. Soprattutto in Italia, dove la buona tavola ha ancora un senso, dove la pizza al taglio ha ancora la meglio sul panino, dove la dieta mediterranea è appena stata nominata Patrimonio dell'Unesco. Però a un certo punto, quando l'obiettivo è così irraggiungibile, dico io, si potrebbe pure cambiare strategia. Che ne so, usare l'ironia. Dire: "Vabbè, se ti cibi solo di Mc Donald's morirai giovane, però ogni tanto ci sta proprio bene. Tipo dopo un cinema. O quando vuoi gratificare l'adolescente che è in te". Ecco: "Ama l'adolescente che è in te: fatti un panino".
Ma perché vi sto raccontando tutto questo (oltre al fatto che ho fame)? Perché ci sono operazioni pubblicitarie che vanno veramente oltre ogni senso del pudore. Mi è venuta in mente la storia del Mc Donald's quando ho saputo che Telecom ha aperto un blog dedicato a donne, lavoro e questioni di genere. Allora, per chi non lo sapesse, questa cosa delle aziende che sposano una causa sociale è una tendenza che va avanti ormai da molti anni. Serve a far percepire come "buona" un'impresa che comunque ha come obiettivo principale quello di fare utili. E a dare la mazzata finale ci ha pensato Naomi Klein con No logo, che ha definitivamente rovinato la festa, parlando delle multinazionali che sfruttano, affamano, truffano. Oggi un'azienda ha il dovere di sentirsi in colpa per il solo fatto di fare profitto. Insomma, ha fatto di più la Klein nel 2000 che Marx in un secolo e mezzo. Così adesso abbiamo aziende che costruiscono asili, che finanziano ospedali, che sposano la cultura, che aiutano i giovani, che promuovono la pace nel mondo. Tutto questo, chiaramente, non come anonime benefattrici, ma come soggetti ben visibili, con il loro logo, con comunicati stampa, con campagne pubblicitarie, in modo che tutti sappiano che sono aziende buone e sensibili. Bene, assodato questo, c'è da vedere quale causa sociale viene scelta da ogni impresa. Di solito quella più vicina ai valori del loro marchio. Che ne so, Ikea, che fa mobili e usa il legno, sposa la causa ambientale piantando alberi per esempio. Così ti può dire: "Vedi? Io non disbosco l'Amazzonia per fare i miei prodotti. Ma pianto apposta la materia prima". Poi arriva Telecom, che adesso sembra aver sposato la causa sociale della tutela delle donne. Forse hanno pensato di poter fare come Ikea, dicendoci: "Vedi? Io sfrutto le donne nelle mie pubblicità mostrandotele seminude e ammiccanti, con un sottofondo di battute sessiste, ma poi apro un blog a loro difesa e contro le discriminazioni". Ma c'è qualcosa che non va. È come se Ikea, nelle sue pubblicità radesse al suolo con il napalm una foresta per creare attenzione, e poi aprisse un blog sull'amore per le piante. Ma in Svezia non lo farebbero mai. In Italia invece questo ragionamento è possibile. È possibile silurare Belen dandole tutta la colpa per il calo delle vendite. È possibile sostituire Belen con un'altra bellona che farà le stesse cose che faceva Belen. Ed è possibile poi denunciare "pregiudizi" e "stereotipi legati alla figura femminile" sul blog sociale dell'azienda. Ecco, francamente questo ha dell'inverosimile. Se fosse morta, la Klein si rivolterebbe nella tomba. Del resto, se riescono a proporci il Mc Donald's come genuino prodotto italiano, perché non credere a Telecom, paladina dei diritti e della dignità delle donne?

23 commenti:

  1. Sai cosa manca a tutte queste iniziative?
    La CREDIBILITA'.
    E alla lunga il consumatore se ne accorgerà (anzi, anche nel breve, visto il tuo post)...

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  2. Sì, poco credibili, tanto incredibili.

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  3. E' una strategia (perdente?) analoga a quella messa in atto dal (per poco ancora) presidente del consiglio italiano: sono un simpatico gaudente puttaniere e sono un morigerato difensore della famiglia. C'è contraddizione? Non importa.

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  4. Comunque la prima parte mi ha fatto venire fame: vad a farmi una bruschetta col lonzino. Guten appetit ;P

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  5. La condizione della donna è la diaspora che nell’attualità appare enunciata dal confronto con le culture migranti, sebbene da almeno due millenni le nuove religioni vi apposero dei marchi etici che al confronto con la moderna percezione del diritto e del giusto mostrano notevole obsolescenza. Dal Gennaio 2011 un nuovo testo disquisisce la tematica esponendo le basali induzioni che producono un approccio etico sminuente o subordinante nei confronti della femmina e adeguato anche alla stregua di manuale per prevenire i pericoli nascosti nei moti interpersonali, qualora le religioni vi aggreghino un influsso di rilievo. L’argomento primario è implementato con una scansione della vita di Gesù nella Galilea, osservata con uno scrupolo investigativo moderno e adeguato nell’evidenziare degli aspetti denotanti gli errori interpretativi, che i padri fondatori della Chiesa Cattolica potrebbero aver commesso, e gravato sulla figura femminile. L’occidente è sede della cultura emersa dominante nella storia e la questione “condizione della donna” come la conosciamo è anzitutto la deriva più eclatante delle impostazioni della Chiesa Cattolica ai suoi primordi. Aiuta inoltre a comprendere gli eventi del nostro tempo, quando le religioni appongono dominanti ruoli identificanti.
    http://static.lulu.com/product/copertina-rigida/la-femmina-in-trappola/14852388/thumbnail/320

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  6. Caro Ulisse, il tema donna-religioni è un po' troppo alto per noi miseri mortali. Una volta sola ho provato a lanciare una piccola discussione nel post L'eccezione alla regola e mi sono ritrovata, non so come, a dibattere di teologia nei commenti.
    Oltre che "alto" il tema, per me, è anche piuttosto "facile". Insomma, questa benedetta Crocerossa, la vogliamo proprio massacrare?
    Comunque in bocca al lupo per il tuo libro.

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  7. non ho capito un h di quello che ha scritto Ulisse (ma non è colpa sua), volevo solo dire che mc donald's è perfetto come cibo post sbronza

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  8. Scusa Ulisse, ma nemmeno io ho capito un accidente di quello che hai scritto! Eppure credo che, come me, nessuna delle lettrici/commentatrici di Benedetta sia un'ignorantona... forse ha ragione lei, sei troppo alto per noi.
    Ma tu lo sai cos'è McDonald's vero?

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  9. io vorrei sapere quanti McToast vende McDonald...cioe' li trovi super buoni in ogni baretto in tutta Italia e te li vai a comprare col gusto chimico di patatine fritte da un clown malefico?!

    ...e approfitto per lanciare uno spunto per un prossimo post su gender & advertising: e un parallelo tra Mad Men e l'Italia di oggi?

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  10. Vedi Ulisse? Te l'avevo detto :)
    Poi, quanto al cibo perfetto per il post bronza, credo sia per via della componente chimica, che permette di mantenere alti i ritmi di lavoro del fegato, così da evitare uno shock da inattività.
    Infine, più che dei McToast, vogliamo invece parlare delle insalate?
    "Mmm, oggi avrei proprio voglia di una bella insalatona verde. ci vuole proprio un Mc Donald's".

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  11. ...devo pubblicare le foto di me e te che a Milano ci sfondiamo di Nutella e ci facciamo le foto con i denti neri impastati??? ahhaahahah!!...indovina chi sono?..."porta il cappello?"..."no", "ha i baffi?"..."un po'" (ma non sono Roby...) :)))

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  12. Bastarda. Quelli erano peccati di gioventù. Ora ne sono uscita: mangio solo nei ristoranti segnalati dal Gambero Rosso :)
    Comunque un giorno scriverò un post su di te.

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  13. Bastarda. Non ho i baffi.

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  14. Paolo Mereghetti17 febbraio 2011 19:57

    Signora Gargiulo, buonasera.

    Sono Paolo Mereghetti, Responsabile Comunicazione di McDonald’s Italia.

    Mi permetto di “irrompere” nel suo blog, con la promessa di non farlo più, solo per rispondere al suo dubbio: il nostro pane E’ pane. Non le chiedo di credere alle mie parole: la invito sin d’ora a visitare assieme a me il nostro fornitore e i suoi veri forni, a Bomporto in provincia di Modena.

    Nel frattempo, proprio per rispondere alle domande sull’origine e sulla salubrità degli ingredienti che utilizziamo nei nostri panini e sulla credibilità di quanto dichiariamo, abbiamo rinnovato il nostro portale www.persapernedipiu.info, da qualche giorno disponibile on line.

    La campagna pubblicitaria alla quale fa riferimento, riporta proprio l’indirizzo del nostro portale per permettere al consumatore di approfondire quanto dichiariamo.

    Se ha modo la invito dunque a visitarlo. Sarebbe prezioso per noi ricevere i suoi commenti e suggerimenti per poterci migliorare ancora. Non è mia intenzione convincerla a frequentare i nostri ristoranti, ma se avesse comunque la curiosità di venirci a trovare e vedere come lavoriamo veramente nelle nostre cucine, sarei lieto di accompagnarla. lo stesso invito lo rivolgiamo a tutti i consumatori con il progetto “Open Doors”, sempre attraverso www.persapernedipiu.info, convinti che conoscenza e confronto contribuiscano anche a sfatare pregiudizi e luoghi comuni.

    Cordiali saluti

    Paolo Mereghetti
    Responsabile Comunicazione
    McDonald's Development Italy, Inc

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  15. Sarà che a me del pane importa meno. Purtroppo conoscenza vera e approfondimento vuol dire andare a guardare gli allevamenti da cui gli animali provengono, osservare la loro vita all'interno degli allevamenti, constatare di persona il loro "viaggio confortevole" e la loro altrettanto confortevole uccisione nei macelli (seguendo un iter altrettanto confortevole, immagino), monitorata (che sollievo) dai veterinari che ne controllano la salute prima dell'uccisione (confortevole, ma non meglio specificata) e lo squartamento della carne. Questa per me sarebbe conoscenza vera di quello che mangiamo. Poi, come faccia l'ambiente a beneficiarne, non ne ho idea, considerata la quantità di cibo da somministrare agli animali e la quantità esorbitante di letame che producono (e di cui sarei curiosa di conoscerne lo smaltimento), senza considerare il trasporto ai macelli, che innegabilmente comporta qualche problemino all'ambiente.

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  16. Caro Paolo, intanto grazie per la tua irruzione. Anche se ora temo pure l'intervento di Telecom, che in genere è meno simpatica. Comunque ho controllato e mi funziona ancora la linea.
    Che dirti? Partirei dall'evidenza, e cioè che né io, né chi ha commentato questo post, siamo il target ideale di Mc Donald's. Anche se mi facessi accarezzare la mucca che finirà nel mio panino, continuerei a preferire quella famosa baguette con la mortadella. Anche se non so nulla del maiale da cui proviene. Credo che la cultura alimentare faccia molto, e che, mortadella a parte, la superiorità della dieta mediterranea su quella americana sia incontestabile. Esattamente come il senso civico svedese è superiore a quello italiano.
    Quindi, il mio stupore davanti alle vostre campagne pubblicitarie deriva proprio dal fatto di non appartenere ad un segmento per voi appetibile (tanto per restare in tema culinario). Probabilmente invece (e me lo auguro per voi) c'è chi apprezza molto il vostro sforzo di trasparenza e la virata salutista.
    Poi, se vogliamo parlare di pregiudizi e luoghi comuni, beh, non sarei molto d'accordo. E' stato proprio Mc Donald's a spingere negli anni Ottanta il fast food e lo stile alimentare americano. Se oggi ci sono dei pregiudizi, dipende da quello, non dalle persone cresciute con quell'idea.
    Detto questo, non sia mai che mi perda un invito così ghiotto. A patto che ci sia anche tu. Se riuscirai a convincermi, prometto che ne terrò conto nel mio blog. Comunque, se vedo una sola donna discriminata, giuro che mangerò Burger King per il resto della mia (breve) vita.
    Contattami pure in privato. Ci conto

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  17. In effetti ci sono cose che godono di autorità assoluta. E la mortadella gode di autorità assoluta.

    Marta.

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  18. Cara Benedetta
    capisco che la Nutella no. Anche se è di sinistra.
    Ma che ne diresti di grissini rubatà intinti in un barattolone di crema gianduja? (anche se è di destra)
    Se passi a Torino fatti viva, ti accompagno qualche cioccolateria di quelle buone e poi mi dici!
    E se poi vuoi mangiare un hamburger senza vergogna, possiamo andare dal Mac Bun, lo slowfastfood ...

    :-P

    PS
    Parlando di (in)credibilità: egregio Dott. Paolo Mereghetti responsabile di comunicazione di McDonald's, perché non cominciate a ritirare la diffida al Mac Bun: che gli yankee oltre a propinarci la loro dieta adesso cercano pure di mettere il copyright sulle nostre parole dialettali! e poi ce la venite a smenare con l'italianità?

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  19. Graziano, non credo che la Nutella sia di sinistra. Piuttosto democristiana, perché accontenta un po' tutti. In ogni caso non vorrei sollevare una polemica anche con Ferrero, in cui, tra l'altro, lavorano due cari amici. Quando sarò passata da loro ad Alba a fare incetta di tartufi e nocciole, passerò volentieri per Torino, dove mi potrai dare la mazzata finale con la crema di gianduja.

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  20. Ma poi: com'è andata a finire?
    :-)
    baci,
    chiara

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  21. voglio solo aggiungere una cosa...
    Io in Telecom ci lavoro. E non ti dico cosa NON si fa per continuare a sottolineare differenze tra uomini e donne lavoratori. Io e i miei colleghi facciamo lo stesso lavoro, ma loro ottengono aumenti e io no.. sai perchè? Perchè io sono donna, il mio è il secondo stipendio. Loro sono uomini e fanno finta di essere sposati con casalinghe (che magari lavorano in proprio e non dichiarano tutti i guadagni...) quindi il loro stipendio deve crescere, il mio è già tanto che c'è.
    Inoltre ti capita una gravidanza? Vieni a lavorare fino all'8° mese perchè non vuoi che questa cosa ti impedisca di avere finalmente la promozione che ti spetta da 5 anni? Ti dicono in faccia che "ormai per ben 5 mesi non ci sarai, mi dispiace ma ti sei giocata la possibilità di avere il livello... per ora" (NB il "per ora" significa l'anno della gravidanza, l'anno dell'allattamento e l'anno dopo l'allattamento....).
    Sono avvelenata, la finisco qua.
    Altro che blog sulle pari opportunità!

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  22. Grazie per la testimonianza. L'informazione che spesso viene tralasciata è che i "secondi stipendi" sono molto utili per mandare avanti l'economia delle compagnie telefoniche. Come dico spesso, care aziende, mandateci pure tutte a casa, viviamo tutti con un solo stipendio. Poi non venite a piangere da me quando dovrete chiudere: sarò intenta a fare il bucato (a mano).

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  23. In realtà il "secondo stipendio" mio se ne va per il mutuo 20ennale di 800 euro al mese + bollette enel/gas/telecom/acqua/spazzatura (qua a Napoli, nel regno della totale anarchia in merito pago 400 euro l'anno per un appartamento di 85 mq. Lo farei volentieri se non rischiassi di ammalarmi solo respirando)/ assicurazioni auto (2 per forza perchè lavoriamo in due culandie diverse entrambi).
    Non copre la benzina.. quella va sulle spese di cibo/abbigliamento/farmacia/dottori del PRIMO stipendio.. quello che secondo i miei capi dovrebbe bastarci.
    Li mortacci loro (VERAMENTE!!! Parlo di gente che prende 3500 al mese con premi di 10000/15000 l'anno, macchina e benzina gratis e parla a me di "sacrifici").
    Io vorrei un pò di giustizia.
    Oltre al nascere uomo nella mia prossima vita.

    Un bacio a te, ti ho scoperta da poco e mi piaci molto.
    Scusa se sono entrata molto nel personale ma magari qualcuno legge e capisce cosa c'è dietro a certi sacrifici.

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