giovedì 9 giugno 2011

Dalle ostriche ai sodomiti. Prima parte: le ostriche

A questo punto devo fare un salto indietro, tipo Ritorno al futuro. No, non tanto da impedire che dei terroristi libici uccidano Doc. Giusto di un paio di mesi, ecco. Ultimamente sono stata un po' assente, non ho fatto i compiti, non ho studiato, ma non è colpa mia, giuro. È che il gatto mi ha mangiato il computer. Okay, non ho un gatto, ma sono comunque circondata da bestie più o meno moleste, piccole, ma soprattutto grandi, che mi hanno impedito di assolvere ai miei doveri di paladina dei diritti umani (e anche disumani). Insomma, avevo altro da fare e mentre lo facevo, la posta di questo blog si riempiva di segnalazioni di ogni tipo.
Ma andiamo con ordine.
Un sabato mattina di un paio di mesi fa, tipo tre, mi ritrovai per una selva oscura, che la diritta via era perduta. E infatti ero molto confusa. Un po' perché faceva un caldo torrido, un po' perché con quel caldo torrido io ero in giro in centro con due bambini (uno appeso a un braccio, l'altro in piedi sul passeggino tipo Piccola vedetta lombarda, ululante) e un po' perché quella mattina avrei dovuto fare quelle due trecento commissioni accumulate in mesi di accidia invernale e non avevo ancora un piano preciso per portarle a termine. Mentre vagliavo l'ipotesi di legare i bambini al colonnato della chiesa di Sant'Antonio, ecco arrivare il padre biologico, nonché legittimo, che si offre (immola è il termine più corretto) per portarli un po' sulla giostra. Ecco, così almeno metto benzina allo scooter.
Saluto i pargoli (o forse no) e mi dirigo con passo marziale verso il parcheggio. Dopo qualche falcata, lentamente, il respiro diventa regolare, l'espressione del volto si rasserena, addirittura scompaiono un paio di rughe, inizio ad accorgermi del paesaggio circostante, vedo gente felice, gente seduta ai tavolini dei bar, gente che mangia una pizza, gente che passeggia accanto a una fontana, e infine, la perfetta sintesi di tutto ciò che avrei voluto in quel preciso istante. No, non era Denzel Washington che faceva jogging a torso nudo e si fermava per chiedermi se volevo detergergli il sudore. Erano i genitori della mia storica compagna di banco del liceo, seduti a un tavolino di un bar all'aperto, e su questo tavolino c'erano gusci vuoti di ostriche e bicchieri ancora pieni di vino bianco (Prosecco? Champagne?), con quella temperatura fresca che fa appannare un po' le pareti esterne del bicchiere. Mi fermo, non so se per inscenare un momento qualsiasi del film Arancia meccanica o se per reale disponibilità al dialogo con il diverso. Fatto sta che iniziamo una conversazione surreale, che come incipit ha, ovviamente: "Ti trovo bene" ("...nonostante la vita che fai" n.d.r.). A questo si aggiunge anche una considerazione molto interessante sulle "cose che fanno bene alla coppia". Tra queste c'è "improvvisare un aperitivo a base di ostriche e vino bianco in un sabato mattina assolato". A parte che in quel momento, quell'attività avrebbe fatto bene anche a me da sola, e senza molti sensi di colpa. Comunque per un attimo mi sono chiesta se il loro matrimonio sia durato perché anche trent'anni fa, quando anche loro avevano due piccole creature a cui badare, riuscivano a ritagliarsi dei sabati mattina di quel genere. Probabilmente sì, perché la mamma della mia compagna di banco non doveva fare benzina allo scooter prima che chiudesse il benzinaio. Se non altro perché c'era la crisi energetica. O forse perché due figlie femmine sono più facili da gestire di due figli maschi. O forse perché, semplicemente, si stava meglio quando si stava peggio. Ho addirittura vacillato al pensiero che, forse, tutta questa parità (o affannosa ricerca di quella) ci stia lentamente uccidendo. Sono stata comunque contenta di averli visti così bene, così sereni. Poi ovviamente per il resto della mia giornata e per le settimane a venire, ho fatto il giro di tutte le pescherie in cerca di ostriche fresche.
Avevo ancora nella testa questo simpatico quadretto, quando ore dopo, a casa, davanti al computer, leggo la posta del blog e trovo una cosa che mi riporta tragicamente alla nostra realtà:

 

Ve ne parlerò nel prossimo post.

7 commenti:

  1. cosaaaaaa? un aperitivo in centro di sabato mattina in totale relax?
    ma dov'è quella coppietta che vado ad ucciderla con le mie mani?
    l'invidia mi sta facendo schiumare rabbia, non sono consapevole di quello che sto scrivendo in questo momento sappilo.
    Forse tra poco mi riprenderò.
    O forse no...

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  2. Tranquilla. Un giorno anche noi ci ciberemo soltanto di ostriche, mentre i nostri figli subiranno i supplizi dei nostri nipoti.

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  3. Non so se in genere due figlie femmine siano più facile da gestire dei maschi. Forse fanno altre cose, ma più facili no. Almeno non le mie!

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  4. Cara Benedetta, qualsiasi spazio che si riesca a ritagliare per se stessi fa bene alla coppia; probabilmente sia LUI che LEI hanno saputo custodire un angolo proprio dove rifugiarsi dalla routine, in questo modo è stato più facile nel corso degli anni cercare l'occasione per ritrovarsi sempre.

    Baci, cara Benedetta.

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  5. L'immagine della piccola vedetta Lombarda (perfettamente visualizzata) ha risollevato la mia malinconia domenicale.

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  6. Chissà se tornerò mai anch'io a fare un aperitivo a base di ostriche e vino bianco. Una volta lo facevo... Ma era una vita fa...

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  7. E' la prima volta che passo di qui. Tornerò perchè, a parte che non ho mai fatto un aperitivo con le ostriche, è due anni che non faccio un aperitivo....!Diciamo che mi basterebbe un analcolico rosso e due arachidi!

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