lunedì 6 giugno 2011

Europride, gay pride, donna pride e chi più ne ha più ne metta

Oggi sconfino un po' con un off topic, ma nemmeno tanto. Siamo sempre nel campo della discriminazione, dei luoghi comuni e delle facili battutacce maschiliste. Prendo spunto dal recente annuncio che Lady Gaga (di cui non credo di aver mai ascoltato un disco, peraltro) parteciperà al prossimo Europride a Roma sabato 11 giugno. Non ho seguito bene l'evoluzione delle manifestazioni per i diritti degli omosessuali, ma mi pare che una volta si chiamassero semplicemente gay pride. Forse, quella di sabato sarà una riunione di tutti i gay dell'area Euro. O forse, per non allarmare troppo la città di Alemanno, il suffisso "gay" è stato opportunamente oscurato. Ma magari sono la solita malpensante, oltre che ignorante.
Una volta ho partecipato a un gay pride. Proprio a Roma, nel 2008. Ero scesa per lavoro, ospite di una coppia di amici etero e molto, molto cattolici. E magari adesso vi starete chiedendo "come sarà andata a finire?". Io, i due etero cattolici e il gay pride. Adesso ve lo dico. La mia amica ed io siamo uscite in un afosissimo pomeriggio (non ricordo dove fosse suo marito, probabilmente a cucinare) e abbiamo affiancato il corteo in una lunga passeggiata per le vie della capitale, fermandoci, di tanto in tanto, a berci una birra a qualche chioschetto. È stata una delle più belle giornate romane che io abbia mai vissuto. Il clima era festoso, sereno, divertente. C'era una varietà umana impressionante: coppie giovani, coppie anziane, di uomini e di donne, single giovani, single meno giovani, vestiti bene, vestiti male, vestiti in maschera o in mutande. Insomma, uno dei messaggi che ho letto era sicuramente: "L'orientamento sessuale non dipende dall'abbigliamento". Poi ci è passato accanto un carro con la musica a palla e dei baldi giovani che si dimenavano sopra:


video


E da quel momento non ho capito più niente.
Ma non divaghiamo. La mia amica ed io abbiamo chiacchierato di tutto e di niente, di gay, di politica, di fatti nostri, di lavoro. La mia amica scardina un altro luogo comune molto in voga nel mio ambiente: i cattolici praticanti e predicanti sono chiusi e intolleranti. La mia amica è tutt'altro. E tiene in vita la mia speranza per un mondo migliore, fatto di tante diversità che trovano il modo per confrontarsi e stare insieme, nel rispetto dei diritti di tutti, soprattutto del diritto a essere felici.
Ma bando ai sentimentalismi, che poi qualcuno mi potrebbe dare della femminuccia (in senso spregiativo, ovviamente). I gay pride sono delle manifestazioni che portano in evidenza un'esigenza di attenzione, che puntano a fare notizia, nel bene e nel male, con eccessi e con moderazione, per uscire dall'indifferenza e stimolare una discussione e un confronto. Le donne sono già scese in piazza in passato, bruciando reggiseni e facendo gesti osceni ai giornalisti del TG1 dell'epoca, che arrossivano nonostante la TV in bianco e nero. A qualcosa, evidentemente è servito. Almeno all'inizio. Mesi fa sono tornate in piazza, a manifestare un rinnovato disagio, a protestare per un'arretratezza preoccupante in Italia, sia culturale sia sociale. Mia madre è sempre molto contrariata da queste espressioni di piazza. Tutta questa volgarità, tutti questi eccessi, tutte queste urla. A lei piacerebbe che tutto questo venisse discusso nelle sedi più opportune, tipo il Parlamento. Mia madre è un'inguaribile romantica. Purtroppo però, per quelli più pratici, non resta che la piazza, dove non è che per forza, quando ci sono i gay, tutti gli altri devono stare a casa, o idem quando ci sono le donne. Cioè, il supporto va sempre bene, eh. Soprattutto quello di maschi etero.

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