venerdì 24 giugno 2011

Scusi, potrebbe fare più piano?

Tanto per finire la settimana con una ventata di ottimismo.
Si tratta di uno spot presentato al festival di Cannes di quest'anno.


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giovedì 9 giugno 2011

Dalle ostriche ai sodomiti. Prima parte: le ostriche

A questo punto devo fare un salto indietro, tipo Ritorno al futuro. No, non tanto da impedire che dei terroristi libici uccidano Doc. Giusto di un paio di mesi, ecco. Ultimamente sono stata un po' assente, non ho fatto i compiti, non ho studiato, ma non è colpa mia, giuro. È che il gatto mi ha mangiato il computer. Okay, non ho un gatto, ma sono comunque circondata da bestie più o meno moleste, piccole, ma soprattutto grandi, che mi hanno impedito di assolvere ai miei doveri di paladina dei diritti umani (e anche disumani). Insomma, avevo altro da fare e mentre lo facevo, la posta di questo blog si riempiva di segnalazioni di ogni tipo.
Ma andiamo con ordine.
Un sabato mattina di un paio di mesi fa, tipo tre, mi ritrovai per una selva oscura, che la diritta via era perduta. E infatti ero molto confusa. Un po' perché faceva un caldo torrido, un po' perché con quel caldo torrido io ero in giro in centro con due bambini (uno appeso a un braccio, l'altro in piedi sul passeggino tipo Piccola vedetta lombarda, ululante) e un po' perché quella mattina avrei dovuto fare quelle due trecento commissioni accumulate in mesi di accidia invernale e non avevo ancora un piano preciso per portarle a termine. Mentre vagliavo l'ipotesi di legare i bambini al colonnato della chiesa di Sant'Antonio, ecco arrivare il padre biologico, nonché legittimo, che si offre (immola è il termine più corretto) per portarli un po' sulla giostra. Ecco, così almeno metto benzina allo scooter.
Saluto i pargoli (o forse no) e mi dirigo con passo marziale verso il parcheggio. Dopo qualche falcata, lentamente, il respiro diventa regolare, l'espressione del volto si rasserena, addirittura scompaiono un paio di rughe, inizio ad accorgermi del paesaggio circostante, vedo gente felice, gente seduta ai tavolini dei bar, gente che mangia una pizza, gente che passeggia accanto a una fontana, e infine, la perfetta sintesi di tutto ciò che avrei voluto in quel preciso istante. No, non era Denzel Washington che faceva jogging a torso nudo e si fermava per chiedermi se volevo detergergli il sudore. Erano i genitori della mia storica compagna di banco del liceo, seduti a un tavolino di un bar all'aperto, e su questo tavolino c'erano gusci vuoti di ostriche e bicchieri ancora pieni di vino bianco (Prosecco? Champagne?), con quella temperatura fresca che fa appannare un po' le pareti esterne del bicchiere. Mi fermo, non so se per inscenare un momento qualsiasi del film Arancia meccanica o se per reale disponibilità al dialogo con il diverso. Fatto sta che iniziamo una conversazione surreale, che come incipit ha, ovviamente: "Ti trovo bene" ("...nonostante la vita che fai" n.d.r.). A questo si aggiunge anche una considerazione molto interessante sulle "cose che fanno bene alla coppia". Tra queste c'è "improvvisare un aperitivo a base di ostriche e vino bianco in un sabato mattina assolato". A parte che in quel momento, quell'attività avrebbe fatto bene anche a me da sola, e senza molti sensi di colpa. Comunque per un attimo mi sono chiesta se il loro matrimonio sia durato perché anche trent'anni fa, quando anche loro avevano due piccole creature a cui badare, riuscivano a ritagliarsi dei sabati mattina di quel genere. Probabilmente sì, perché la mamma della mia compagna di banco non doveva fare benzina allo scooter prima che chiudesse il benzinaio. Se non altro perché c'era la crisi energetica. O forse perché due figlie femmine sono più facili da gestire di due figli maschi. O forse perché, semplicemente, si stava meglio quando si stava peggio. Ho addirittura vacillato al pensiero che, forse, tutta questa parità (o affannosa ricerca di quella) ci stia lentamente uccidendo. Sono stata comunque contenta di averli visti così bene, così sereni. Poi ovviamente per il resto della mia giornata e per le settimane a venire, ho fatto il giro di tutte le pescherie in cerca di ostriche fresche.
Avevo ancora nella testa questo simpatico quadretto, quando ore dopo, a casa, davanti al computer, leggo la posta del blog e trovo una cosa che mi riporta tragicamente alla nostra realtà:

 

Ve ne parlerò nel prossimo post.

martedì 7 giugno 2011

Un uomo, un prosciutto e un'auto blu

Oggi circola un video inviato a Repubblica da un lettore scrupoloso. C'è questa auto blu, che non è blu, ma grigia, ma comunque ha la sirena blu (che poi vorrei sapere, ma se io mi compro una sirena blu e la metto sul tetto della mia auto, emano la stessa aura di legalità?), che entra in Campo dei Fiori a Roma e si ferma davanti a un negozio di alimentari. L'autista scende a comprarsi un etto di prosciutto, o un panino con la mortadella, o un Auricchio (non è dato sapere), rimonta in auto e se ne va.

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Confesso che quando ho letto di questo episodio, mi sono seduta con fare di chi la sa lunga: "Ah! Ecco! Vediamo adesso che fa il solito arrogante funzionario pubblico!" E ho iniziato a scuotere il dito indice come facevano le maestrine nell'Ottocento. Poi mi sono subito spenta. Vedo questo tizio, che poi è l'autista, che esce mestamente dalla bottega, apre la portiera posteriore come se pesasse tre quintali, appoggia il sacchetto sul sedile, rimonta in macchina e parte, sempre molto mestamente. Allora due sono le cose. O il prosciutto era per il capo, e allora capisco tutta questa mestizia. Oppure era per sé. In quest'ultimo caso, avrei un paio di cose da dire, al nostro caro, triste e dimesso autista di auto grigia con la sirena blu.
Intanto, che comprare un etto di prosciutto non è un'attività così disdicevole da provocare un tale stato di prostrazione. Poi, che forse bisognerebbe imparare a fare la spesa in maniera razionale, pianificandola in momenti e luoghi adatti. Di solito non in orario di lavoro e non in zona pedonale quando si guida una macchina. Purtroppo non ci sono abbastanza donne alla guida di auto blu, né a ricoprire importanti cariche pubbliche per poter fare un confronto. Ma mi piace immaginare che una donna non l'avrebbe mai fatto. Non in maniera così dilettantesca (vabbè, forse la Santanchè l'avrebbe fatto e sarebbe anche partita sgommando). Secoli di spesa e di gestione domestica hanno permesso alle donne di sviluppare un senso pratico che non si è perso con l'ingresso nel mondo del lavoro. Cioè, anche io lascio l'auto in seconda fila quando devo comprare qualcosa di urgente al supermercato. Insomma, ogni tanto mi capita. Però quando esco trionfante con il mio prosciuttino, mi scaravento sulla macchina, apro la mia portiera e in un solo gesto, lancio il sacchetto sul sedile affianco, richiudo la portiera, metto la cintura, mi sistemo i capelli e parto, sintonizzando la radio. Tempo medio: 7 secondi, che arrivano a 8 se devo simulare un attacco di cuore per impietosire il vigile che mi sta facendo la multa.
Insomma, non mi sento affranta. Fa parte della vita.
Ecco, caro autista, mi sento di chiederti: perché sei triste? Non volevi comprare il prosciutto? Ti senti sminuito perché oggi è toccato a te? La ritieni un'attività inutile? Che c'è che non va?
E chiedo a voi di essere clementi nei vostri giudizi. Quest'uomo ha bisogno della nostra comprensione. Ha bisogno di essere portato per mano nei meandri della quotidianità. Aiutiamolo.

lunedì 6 giugno 2011

Europride, gay pride, donna pride e chi più ne ha più ne metta

Oggi sconfino un po' con un off topic, ma nemmeno tanto. Siamo sempre nel campo della discriminazione, dei luoghi comuni e delle facili battutacce maschiliste. Prendo spunto dal recente annuncio che Lady Gaga (di cui non credo di aver mai ascoltato un disco, peraltro) parteciperà al prossimo Europride a Roma sabato 11 giugno. Non ho seguito bene l'evoluzione delle manifestazioni per i diritti degli omosessuali, ma mi pare che una volta si chiamassero semplicemente gay pride. Forse, quella di sabato sarà una riunione di tutti i gay dell'area Euro. O forse, per non allarmare troppo la città di Alemanno, il suffisso "gay" è stato opportunamente oscurato. Ma magari sono la solita malpensante, oltre che ignorante.
Una volta ho partecipato a un gay pride. Proprio a Roma, nel 2008. Ero scesa per lavoro, ospite di una coppia di amici etero e molto, molto cattolici. E magari adesso vi starete chiedendo "come sarà andata a finire?". Io, i due etero cattolici e il gay pride. Adesso ve lo dico. La mia amica ed io siamo uscite in un afosissimo pomeriggio (non ricordo dove fosse suo marito, probabilmente a cucinare) e abbiamo affiancato il corteo in una lunga passeggiata per le vie della capitale, fermandoci, di tanto in tanto, a berci una birra a qualche chioschetto. È stata una delle più belle giornate romane che io abbia mai vissuto. Il clima era festoso, sereno, divertente. C'era una varietà umana impressionante: coppie giovani, coppie anziane, di uomini e di donne, single giovani, single meno giovani, vestiti bene, vestiti male, vestiti in maschera o in mutande. Insomma, uno dei messaggi che ho letto era sicuramente: "L'orientamento sessuale non dipende dall'abbigliamento". Poi ci è passato accanto un carro con la musica a palla e dei baldi giovani che si dimenavano sopra:


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E da quel momento non ho capito più niente.
Ma non divaghiamo. La mia amica ed io abbiamo chiacchierato di tutto e di niente, di gay, di politica, di fatti nostri, di lavoro. La mia amica scardina un altro luogo comune molto in voga nel mio ambiente: i cattolici praticanti e predicanti sono chiusi e intolleranti. La mia amica è tutt'altro. E tiene in vita la mia speranza per un mondo migliore, fatto di tante diversità che trovano il modo per confrontarsi e stare insieme, nel rispetto dei diritti di tutti, soprattutto del diritto a essere felici.
Ma bando ai sentimentalismi, che poi qualcuno mi potrebbe dare della femminuccia (in senso spregiativo, ovviamente). I gay pride sono delle manifestazioni che portano in evidenza un'esigenza di attenzione, che puntano a fare notizia, nel bene e nel male, con eccessi e con moderazione, per uscire dall'indifferenza e stimolare una discussione e un confronto. Le donne sono già scese in piazza in passato, bruciando reggiseni e facendo gesti osceni ai giornalisti del TG1 dell'epoca, che arrossivano nonostante la TV in bianco e nero. A qualcosa, evidentemente è servito. Almeno all'inizio. Mesi fa sono tornate in piazza, a manifestare un rinnovato disagio, a protestare per un'arretratezza preoccupante in Italia, sia culturale sia sociale. Mia madre è sempre molto contrariata da queste espressioni di piazza. Tutta questa volgarità, tutti questi eccessi, tutte queste urla. A lei piacerebbe che tutto questo venisse discusso nelle sedi più opportune, tipo il Parlamento. Mia madre è un'inguaribile romantica. Purtroppo però, per quelli più pratici, non resta che la piazza, dove non è che per forza, quando ci sono i gay, tutti gli altri devono stare a casa, o idem quando ci sono le donne. Cioè, il supporto va sempre bene, eh. Soprattutto quello di maschi etero.