sabato 26 marzo 2011

"Quando sarò grande, voglio fare il bucato"

Irrompo nel vostro fine settimana perché il mio è iniziato con orrore nel solito negozio di giocattoli. Devo rettificare il mio post su Barbie e le sue lodevoli intenzioni ("When I grow up" mercoledì 27 ottobre 2010). Sembrava che con l'ultimo spot, Mattel volesse VERAMENTE contribuire a un mondo più equo. Sembrava che il personaggio di Barbie volesse VERAMENTE essere attuale e rispecchiare tutti i sogni delle donne, senza costringerle per forza a essere bellissime, principessissime, fashionissime. Sembrava che VERAMENTE se una voleva fare la pilota di elicotteri, poteva farlo. Oggi ho avuto la dimostrazione che quello spot, come tutto il mondo di Barbie, resta una distorta proiezione onirica del marketing, che ha ben poco a che vedere con la realtà in cui siamo quotidianamente calati noi.
Peccato, perché la giornata era iniziata proprio bene: sole, caldo, gabbiani in festa (e non sulla mia macchina), bambini di ottimo umore. Prendo un caffè in centro con un paio di amiche, facciamo due passi in un clima festoso in cui c'è un sacco di gente che suona in mezzo alla strada: c'è quello con la chitarra che fa musica folk, quello con il sax che fa un po' di blues, quello con la fisarmonica e quello con la pianola. Poi c'è pure un trio d'archi, che pare faccia parte dell'orchestra del teatro lirico, che con tanto di spartiti suonano arie famose. Mi ridimensiono subito: più che un clima di festa, è un clima di crisi economica, in cui ognuno cerca di sopravvivere come può. Ma non mi lascio adombrare; oggi dobbiamo comprare il regalo di compleanno per la compagna d'asilo del mio primogenito, che compie cinque anni. Interrogato al riguardo, mio figlio dice convinto che la bambina gradirebbe molto una Barbie su un cavallo.
"Ma sei sicuro che le piaccia?"
"Sì, certo"
"Ma non è che ce l'ha già?"
"Sì, ma ha solo il cavallo"
"E quindi vuole una Barbie da metterci sopra?"
"Sì, con un bel vestito da principessa"
"Ma se si veste da principessa, non credo che possa andare a cavallo poi..."
E ho iniziato a diventare pesante.
Comunque, seppur con qualche resistenza, decido di entrare nel negozio di giocattoli e di comprare una Barbie amazzone, o semplicemente cavallerizza. Già me la immagino, con gli stivali, il frustino, il cappello, una gicchetta corta di velluto e la coda di cavallo. Appunto. Penso allo spot When I grow up e mi rilasso: adesso non ci sono più soltanto le Barbie vestite a festa, o che si pettinano, o che firmano autografi. No, ci sarà il medico, il generale dell'esercito, la pittrice, la cantante rock, la scienziata. E la cavallerizza. L'ho vista la cavallerizza nello spot. C'era, me lo ricordo.
E invece.
Eccolo lo scaffale delle Barbie: Barbie principessa in blu, Barbie principessa in viola, Barbie col passeggino, Barbie bagnina di Baywatch, Barbie distesa su un morbido letto rosa, Barbie che fa il bucato (questa era talmente scioccante che l'ho fotografata).


L'unica eccezione era Barbie pilota di Ferrari, che infatti costava il triplo di tutte le altre. Della serie, se vuoi la libertà, la devi pagare.
Insomma, nei negozi la rivoluzione sessuale dello spot Mattel non sembra essere ancora arrivata. Siamo ancora al medioevo. Tante promesse, tante belle parole, ma poi? Poi niente, possiamo continuare a fare i lavori domestici. In tutto questo fra l'altro, scopro un nuovo prodotto, che si chiama "Ken il fidanzato ideale". Praticamente tu schiacci la pancia e lui registra la frase che dici (per un effetto più realistico dovrebbe dirla un uomo, o almeno il tuo compagno di asilo), e poi te la ripete a nastro. Penso all'effetto devastante sulla formazione psicologica di una bambina, che già cresce col mito fasullo del Principe Azzurro, da adesso anche con quello dell'uomo che ti dice ESATTAMENTE quello che vuoi sentirti dire. Pura fantascienza. Per dirla tutta, credo che Ken il fidanzato ideale, sia piuttosto un gadget adatto a quelle della mia età. Una sorta di pet therapy compensativa che fa bene all'autostima e all'umore. Credo lo comprerò. Prima frase: "Ma sei dimagrita?"
Comunque alla fine ho optato per un kit di creazione di collane e braccialetti, femminile ma creativo. Quella bambina un giorno mi ringrazierà.


5 commenti:

  1. Ma magari hai scelto il negozio poco fornito, gestito da chi della rivoluzione sociale di Barbie non vuole sapere e che alla proposta del rappresentante Mattel di acquistare la Barbie avvocato ha risposto: "Cossa xé sta novità? Cossa ve se messi in testa?"
    Quindi ti consiglierei: La provi in Friul.

    RispondiElimina
  2. ho sessantaquattro anni , a mia figlia non ho mai comprato una Barbie o il suo Ken. In seguito ad un trasloco una amichetta dei miei due figli ha deciso di colmare questa tremenda lacuna e ha lasciato loro le sue due creaturine come pegno di una grande amicizia. Nudi erano e nudi sono rimasti , il mio nipotino di due anni e mezzo l'altro giorno li ha presi , sempre nudi e mai 'usati', li ha messi vicini , ha deciso che erano il papà e la mamma e che dai loro...fondo schiena usciva ...la cacca. Prima lezione di anatomia . ;-))<3

    RispondiElimina
  3. Vivi, sei adorabile quando parli in triestino :)
    Erica, nemmeno mia madre, tua coetanea, non mi ha mai comprato una Barbie. Me l'ha voluta regalare un giorno mio zio, anche lui per colmare un'imbarazzante lacuna (tipo: "Questa bambina va in giro scalza! Compriamole delle scarpe"). E anche nel mio caso la Barbie è stata sempre nuda. Ma la cacca non l'ha mai fatta: si vede che le nuove generazioni sono veramente troppo avanti :)

    RispondiElimina
  4. Credo che questa confezione sia patetica, ma magari un semplicissimo giocattolo senza la barbie sia meglio... un asse da stiro giocattolo una lavatrice possibilmente non rosa e senza e senza vestitini da principesse... In modo che le bambine imparino a diventare donne e non viziate e preziose principesse...

    RispondiElimina
  5. Credo che le bambine non diventino donne con un asse da stiro o una lavatrice: credo che colf sia il termine più adatto. Ma mi sembra un po' riduttivo. Essere "donna" non significa stirare e lavare, esattamente come non significa essere una principessa. In mezzo, c'è tutto il mondo reale.

    RispondiElimina