mercoledì 27 ottobre 2010

When I grow up

Vi segnalo uno spot politically correct per uno dei prodotti più discriminatori della storia dell'umanità. La Barbie. Almeno dal mio punto di vista, la bambolina più venduta al mondo è la concretizzazione di tutte le favole Disney in cui le adorabili principesse aspettavano di essere salvate dal loro Principe Azzurro. Per chi avesse perso qualche puntata di questo blog, può trovare adeguate spiegazioni nel post "I sogni son desideri".
Da piccola anche a me hanno regalato una Barbie. Anzi, avevo pure il camper. Ma siccome avevo solo amici maschi con cui giocare (i figli delle amiche di mia madre), la Barbie faceva sempre una brutta fine. Rapita, torturata, maltrattata, uccisa, mentre i Big Jim che le giravano intorno non erano molto preoccupati della sua sorte. Qualcuno potrebbe pensare che quei miei vecchi compagni di giochi oggi siano degli stupratori seriali, ma vi tranquillizzo: hanno sfogato con il gioco infantile tutti i loro istinti più bassi, e oggi sono degli uomini adorabili. Per chi invece ha potuto giocare con la Barbie senza dover prevedere dei conflitti a fuoco, l'infanzia è stata inficiata da pesanti storture nella percezione della realtà. Barbie era bellissima, dolce, elegante, principesca e soprattutto, MUTA. Il trend del marketing dei giocattoli ha poi continuato sulla stessa strada, trasformando le bambine in fashion victims e i bambini in supereroi mutanti. Ma qualcosa sta cambiando. E Barbie adesso si pubblicizza con uno spot quasi sociale. Eccolo qua.


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A dire la verità una piccola critica ci sarebbe: forse si dà un po' troppo spazio alle aspirazioni creative delle donne, come se fosse una loro naturale inclinazione. La donna pilota di elicotteri e la donna pompiere non bastano a farmi rendere l'idea della vastità della scelta. Non vedo donne negli uffici insomma. Ma non esageriamo. Rimane comunque un video che ci libera da tutti i pizzi e i merletti a cui ci hanno legato decenni di comunicazione della Mattel. Per dovere di cronaca, ve ne faccio vedere uno a caso, così potete cogliere le sottili differenze tra i due spot.




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Il premio che vince Barbie Superstar è ovviamente Ken, mica l'oscar. Ken decorativo. Ken inespressivo. Ken che però guida la macchina. Non so voi, ma io da bambina mi sono sempre domandata perché il naturale compagno di Barbie non potesse essere piuttosto Big Jim. E ancora oggi, da adulta, manifesto sempre una certa preferenza per l'uomo che "ha da puzzà", piuttosto che quei fanatici della depilazione al torace e dei colpi di sole ai capelli. E mi domando anche che tipo di donne siano, oggi, quelle che hanno comprato Ken da piccole. Se siete una di loro, raccontatemelo. Nel frattempo, vado a vedere se nell'impeto del rinnovamento la Mattel ha anche insegnato a Big Jim a stirare.

6 commenti:

  1. Io avevo Big Jim e Ken. Preferivo il primo, perché se gli schiacciavi la schiena poteva muovere il braccio. Molto più attivo, insomma.
    Aveva però un piccolo difetto: era più basso di Barbie... E non ho mai capito perché hanno deciso di farlo così.
    Ad un certo punto ho creduto perfino che Ken fosse il fidanzato di Barbie e Big Jim di Skipper (te la ricordi?). Ma qui potremmo aprire un nuovo filone e parlarne per ore...
    Sai Bendetta, io adoravo la Barbie, ne avevo tre o quattro, di tutti i tipi, e poi il salone di bellezza, l'auto, il catamarano...
    Però lo stesso sono cresciuta senza gli odiosi stereotipi che la televisione ti trasmette.
    Se devo trovare una spiegazione, ti direi che molto è dipeso dall'educazione dei miei genitori. E ancora oggi sono convinta che sia questo il segreto per crescere bambine indipendenti e non solo future mogli di qualcuno...

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  2. Dei genitori che evidentemente non hanno trovato scandaloso che tu potessi possedere (nel senso oggettivo del termine) anche Big Jim. Purtroppo, di mamme e papà così ce ne sono stati e ce ne sono ancora oggi, molto pochi.

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  3. Benedetta,
    sono arrivata a te tramite passaparola: http://www.mondorosashokking.com/QuotaD/Senza-Donne-in-Presa-Diretta
    Sono Valentina Paternoster, caposezione MRSocial. Sono molto colpita dal tuo blog e ti propongo una breve intervista sul tuo ultimo spot: ne vogliamo parlare anche noi, finalmente Barbie ha compreso che mica vogliamo essere tutte di plastica come lei. Ma per fare questo ho bisogno di un parere da occhio clinico ed esperto come il tuo. Che ne pensi?
    Scrivimi pure a v.paternoster@mondorosashokking.com
    Attendo fiduciosa!

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  4. io vorrei spezzare una lancia a favore di Barbie: a parte i problemi nel trovare un partner appropriato e l'obbligo fisiologico di portare scarpe tacco dodici in ogni circostanza (anche sportiva!), Barbie ha avuto vari exploits professionali di nota che hanno avuto un effetto positivo sulla mia psiche.

    Ho sempre avuto l'impressione che tutte le porte del mondo del lavoro fossero aperte per Barbie, non tanto in quanto donna bella ed elegante, ma in quanto donna "io valgo e ottengo quello che mi merito," un po' alla Legally Blonde ;)

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  5. La questione su Ken la spiega l'ultimo Toy Story! Ken, e tutte noi da bambine l'avevamo intuito, è una meravigliosa kecca prima dell'outing. Ruba i tacchi dall'armadio di Barbie, tiene nascosto un guardaroba di paillettes ed è - ca va sans dire - molto misogino.

    Scusate, ma andava detto.

    (il mio Big Jim a volte rapiva Barbie e la seduceva, suo malgrado. E questo, forse, non andava detto)

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  6. Credo che il ruolo di Ken fosse quello di personal shopper di Barbie. E credo anche che nessuna di noi sia mai riuscita a far funzionare il rapporto tra Barbie e Big Jim, per quanto ci fossimo sforzate. Cioè, va bene, si piacevano, ma erano troppo diversi. E temo che lui non l'abbia mai capita, in fondo.

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